SOCIETÀ MATURA?
18/02/2016

Dicono che la società è matura… su che base? I rapporti con la stampa sono sbagliati, la comunicazione è una dote sconosciuta al presidente e ai suoi collaboratori, la gestione non è democratica ma patronale, i soci sono tenuti in considerazione solo se sanno dire sì, se un socio fa sentire e capire di avere delle idee è messo in condizioni di dover o lasciare o lottare per difendere le sue idee di conduzione societaria… e via di questo passo.
Da giornalista, raccolgo i fatti e li commento, e il giudizio su Sebastiani non può che essere critico. Da tifoso, osservo i fatti e mi augurerei che il presidente maturasse davvero. Ma il suo carattere egocentrico lo porta ad accentrare ogni potere non essendo capace di delegare e a vedere un nemico in ogni persona che dissente dal suo pensiero.
Da tifoso, analizzando i due caratteri così diversi, Sebastiani egocentrico e manovratore di soldi altrui, Iannascoli, estroverso, passionale, tifoso e generoso nel dare quello che ha per il bene del Delfino, mi augurerei che tornassero a essere, non dico amici, ma almeno collaborativi e fondere insieme le due personalità e fare un tutt’uno per il bene del sodalizio.
Mi rendo conto, però, che il “tifoso” che è in me resterà ancora una volta deluso nelle sue attese perché il “manovratore” cercherà, in ogni modo, di risolvere la questione di là della politica fatta di “pescaresità”, per dare sfogo ai suoi istinti commerciali, dando spazio a forze esterne che nulla hanno a che vedere con la “pescaresità” di cui sopra.
Una società matura dovrebbe per prima cosa organizzare al meglio un ufficio stampa con professionisti esperti e adeguati. Poi dovrebbe sviluppare il brand e saper veicolare sui mercati l’immagine e i prodotti della società e coinvolgere diversi settori merceologici: oggettistica, abbigliamento, media e telecomunicazioni e altro… oltre alla identità visiva e alle manifestazioni di immagine propria e degli sponsor.
Una società matura dovrebbe valorizzare la stessa come mezzo di comunicazione di valori sociali, culturali e come strumento di unione dei tifosi in generale e dei giovani in particolare.
Sebastiani, che dice di essere un operatore avveduto, dovrebbe capire la necessità di spostare il suo maggiore interesse verso il marketing avvicinando i tifosi agli oggetti, ai colori e alle emozioni del Delfino: Valorizzare i tifosi e non sfruttarli come “clienti”.
Senza voler entrare troppo nel tema così complesso della gestione societaria, è opportuno, però, mettere in risalto come tutti i comportamenti del ragionier Sebastiani siano stati dettati dalla foga di prendere subito ciò che era disponibile, senza una vera programmazione.
Molte le promesse, pochi i fatti realmente conseguiti.
Sua unica preoccupazione, quella di allontanare i soci forti e contornarsi di “yesman” facilmente indirizzabili e gestibili fin quando non si accorgeranno di essere strumenti passivi e pretenderanno ben altra considerazione.
Con la teoria del “solco copre solco” ha portato avanti una gestione personalizzata e tendente a creare dei profitti immediati, trascurando gli investimenti a lungo termine, come una scuola di calcio, un centro sportivo, in cui far crescere delle realtà calcistiche senza dover prendere in prestito giovani da altre società per guadagnare il minimo dovuto come premio di preparazione.
I motivi per considerare questa società non proprio matura sono tanti, ma resta la mia convinzione personale che un’eventuale promozione in A potrebbe rilanciare gli entusiasmi e convincere il “padroncino di turno” a dare spazio vero ai soci che dovrebbero essere considerati dei collaboratori a pieno titolo, con libertà di espressione, e non dei silenziosi amici di cordata.