SEBASTIANI IL POKERISTA
12/02/2016

La Pescara calcio, in questo momento, è composta da due azionisti importanti, come Daniele Sebastiani, che detiene più del 50% delle quote, e Danilo Iannascoli che sfiora il 30% del pacchetto azionario, più altri soci con partecipazioni minime. I due sono entrati in contrasto per via del bilancio approvato a ottobre, che è stato chiuso con una perdita di oltre quattro milioni di euro e tutto è finito con le dimissioni di Danilo Iannascoli, come sapete, da amministratore delegato, mentre è rimasto all’interno del sodalizio con le sue quote e con il suo credito di oltre un milione di euro per anticipazioni fatte.
L’uscita di Iannascoli aveva messo il presidente Sebastiani nella situazione di dover correre ai ripari e aveva cercato nuove forze economiche nel corso di quell’incontro noto come “Pranzo al trabocco” al quale parteciparono noti personaggi economici e politici della città.
Il risultato concreto fu molto deludente per le attese di Sebastiani che, prima aveva detto che era necessario e importante fare una ricapitalizzazione per coprire il passivo, e poter ottemperare gli impegni fiscali previsti per febbraio, e aveva anche paventato la necessità di vendere qualche pezzo pregiato per procurarsi le liquidità necessarie. Poi, invece, ha detto che la ricapitalizzazione poteva essere fatta a fine stagione, che i giocatori non sarebbero stati venduti e che c’era stato solo un “accordo tra gentiluomini” per la cessione di Lapadula e Caprari.
Che è successo nel frattempo? Come si è passati da uno stato di forte necessità, tanto da chiedere l’aiuto anche di piccoli interventi finanziari ai vari operatori, a uno stato di tranquillità economica?
Sono forse bastati i risultati finora raggiunti dalla squadra? Sono stati trovati dei capitali freschi e non pubblicizzati sulla base di un accordo non proprio fatto di solo parole tra gentiluomini? Si è puntato sulla possibilità di gestire il tesoretto che sarà disponibile per la costruzione del nuovo stadio, anche se c’è l’alea di un’asta aperta e pubblica alla quale, oltre al Delfino, possono partecipare altre società? Per quest’asta, che potrebbe anche essere vinta da altri, basta l’assicurazione ufficiosa del politico di riferimento locale che, comunque, sarà preferito il Delfino? Il ragionier Sebastiani, forse “gasato” dai risultati raggiunti dalla squadra, punta sulla promozione in A per avere la disponibilità di diversi milioni di euro come premio promozione?
Domande lecite alle quali Sebastiani dovrebbe dare una risposta ma che eviterà di fare sia perché crede di gestire il Delfino come cosa privata, sia perché non sente il dovere di comunicare e sia perché si sente protetto e dalle forze politiche e dalla stampa locale, da tempo genuflessa e partecipe.
L’impressione è che Sebastiani stia giocando come un pokerista in attesa di fare la scala reale. Ha le carte giuste in mano o sta solo bluffando sperando nel suo stellone che finora lo ha assistito?