LA SQUADRA VA… NECESSARIO RICOSTRUIRE L’AMBIENTE.
07/02/2016

Alcuni hanno storto il muso dopo il pareggio di Salerno, forse perché ambivano a superare il record di Zeman, ma nella economia del campionato un pareggio esterno è nella media inglese che, come tutti sanno, prevede vittoria in casa e pareggio fuori, e il Pescara naviga spedito.
Semmai è necessario rivedere i rapporti interni tra soci e quelli esterni con la tifoseria: assurdo avere defilato un personaggio del carisma e del valore di Danilo Iannascoli, così com’è altrettanto assurdo avere i tifosi divisi per colpa di politiche societarie errate del recentissimo passato condite da errori di comunicazione e di educazione.
Credo che anche i sordi abbiano cominciato a sentire e i ciechi a vedere: le dimissioni di Iannascoli, si è capito bene, erano dovute alla impossibilità di avallare alcune scelte del presidente che cozzavano con la “sportività” dell’ex amministratore delegato e con la sua filosofia di gestione societaria specie dopo le promesse di avere un Delfino “pescarese” libero da intromissioni “pelose” esterne. Così come si è capito bene che non potevano essere accettate dai tifosi pescaresi quegli atteggiamenti spocchiosi che hanno caratterizzato fino a qualche settimana fa il comportamento del signor Sebastiani.
La squadra va, ben diretta, nonostante qualche piccola sbavatura perdonabile, da Massimo Oddo che si conferma, almeno fino ad oggi, all’altezza della situazione.
I presupposti sono tali da far credere a una promozione nella massima serie, sempre che non si perdano di vista i valori che devono essere alla base di questa società. Ecco perché, a mio modesto personale parere, sarebbe utilissimo ritrovare un’unitarietà d’intenti all’interno del gruppo lasciando fuori le “sirene” esterne che sicuramente costerebbero alla Pescara calcio più di quanto creda Sebastiani che possano far guadagnare.
Se, da solo, Sebastiani non riesce a trovare le parole giuste per “riconquistare” Danilo Iannascoli, si faccia aiutare da altri soci più aperti e disponibili al dialogo (penso a un Gabriele Bankowski), e dia l’incarico a qualcuno della società di tenere i rapporti con la tifoseria in maniera costruttiva e solidale, annullando la politica dei “figli e figliastri” portata avanti nel recente passato.
Le promozioni sono il risultato di un lavoro di gruppo e non l’exploit di un singolo. La storia calcistica lo insegna. Che la lezione sia assimilata e capita.