ORA È NECESSARIO CURARE I RAPPORTI CON LA TIFOSERIA.
04/02/2016

Ora che la squadra ha trovato la sua giusta fisionomia e i risultati sembrano appagare le attese societarie è assolutamente necessario rivedere il rapporto tra società e tifosi. E’ cambiato il modo di gestire un club e sono cambiati anche i valori dei dirigenti: dai mecenati che investivano soldi per passione nel calcio, abbiamo ora la figura di manager che dal calcio intendono trarre vantaggi e fonti di guadagno.
Tutto rientra nella normalità di una visione diversa del modo di gestire le realtà calcistiche ma bisogna, allora, anche rivedere il rapporto con la tifoseria.
E’ indubbio, infatti, che si è trasformato anche il modo con cui le società di calcio si relazionano con il proprio tifoso: originariamente, il tifoso veniva visto più come un uomo con cui condividere una passione in comune, piuttosto che come un fruitore di uno spettacolo sportivo da poter soddisfare.
Di conseguenza, le partite di calcio, ora, figurano nella mente del manager come uno spettacolo da offrire, come una sorta di bene da poter creare e vendere. Questo tipo di specializzazione del lavoro in un settore, che era in precedenza organizzato in maniera molto meno professionale, apporta delle modifiche interne così radicali da far risaltare agli occhi anche determinati pregi nella morfologia di questo mercato.
Uno dei vantaggi più importanti è sicuramente legato al brand della società di calcio: in questo settore, infatti, più che in altri, la riconoscibilità dei propri colori sociali, dei propri stemmi e, anche, dei propri giocatori e dirigenti tecnici è fondamentale.
Tuttavia, data la composizione del mercato stesso, spesso non è la società a curarsi della diffusione del proprio marchio; la maggior parte del lavoro è fatto dai mass media che seguono costantemente le squadre più blasonate e ne riportano notizie nei propri canali di diffusione.
Un altro strumento di diffusione alternativo alla pubblicità è rappresentato dai nuovi social network, mezzo fondamentale per raggiungere i propri tifosi e comunicare con loro.
I dirigenti del Delfino devono capire, finalmente, che il tifo è un bene prodotto dalla società di calcio e come tale deve essere sostenuto per il tifoso che deve essere aggiornato, informato e deve poter accedere alle notizie anche economiche riguardanti la società per cui tifa.
Un rapporto di trasparenza, questo, già raggiunto in altri paesi calcisticamente più evoluti. A Pescara, invece, si cerca di tenere i tifosi lontani da certe “conoscenze” e si continua a trattarli solo come clienti. Errore da non continuare a fare. Così come sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza nei rapporti tra Sebastiani e altre “Agenzie” o società di mediazione molto chiacchierate e sotto inchiesta giudiziaria.
Nei tempi passati stati fatti errori di comunicazione molto grossolani anche perché è mancata sempre la figura intermedia che rappresentasse il “trait d’union” tra tifoseria e società, non essendoci il dirigente capace di rivestire questo ruolo, eccezion fatta per Danilo Iannascoli, l’unico che per capacità professionale, per riconosciuto amore e passione per la Pescara calcio, avrebbe potuto assumere questo compito.
Tutti sanno come si siano deteriorati i rapporti con il presidente ed è stato un vero peccato perché, dato il carattere di Sebastiani, l’unico a poter dialogare costruttivamente con la tifoseria era, e potrebbe essere, a mio modesto avviso, il signor Danilo Iannascoli.
Ma convergeranno nel prossimo futuro gli interessi dei due maggiori azionisti biancazzurri?
Solo il tempo ci darà la risposta.