LE DUE FACCE DEL CALCIO DI OGGI: IANNASCOLI SEBASTIANI.
21/01/2016

Il calcio è cambiato e tutti se ne sono accorti. Dal periodo quasi eroico dei presidenti mecenati, l’ultimo a Pescara è stato Pietro Scibilia, si è passati a società gestite da imprenditori in cerca di notorietà attraverso il calcio e che hanno investito capitali non importanti fidando sulle capacità di manovrare capitali e uomini in vista del successo finale.
E’ necessario capire che le filosofie che spingono determinati personaggi a entrare nel mondo del calcio sono diverse, e non tutte compatibili con le attese dei tifosi che, oltretutto, sono cambiati anch’essi: Il tifoso moderno, infatti, e basta seguire qualche giorno gl’interventi sui loro blog per rendersene conto, ha cominciato a diversificare i suoi interessi e, oltre alla coreografia durante le gare interne, o le organizzazioni delle trasferte, e all’interessamento sui vari giocatori, oggi si improvvisa anche esperto di economia, sempre più attento ai bilanci finanziari delle proprie società, oltre a quelli sportivi.
Ecco perché si è venuto a creare una sorta di dissidio dialettico tra la presidenza e la tifoseria: la prima, chiusa nella sua torre d’avorio che non dà comunicazioni, e la seconda, invece, che vuol sapere, conoscere per vivere compiutamente la realtà societaria.
I modelli di gestione di una società di calcio sono quattro, le società quotate in borsa, le piccole società gestite a livello familiare, le società dirette dai grandi mecenati del calcio e quelle gestite direttamente dai tifosi.
Il Delfino dovrebbe avere una società basata sull’azionariato popolare: cioè un club costituito da un grande numero di membri che apportano le risorse necessarie e hanno diritto di voto, eleggendo un presidente e un comitato direttivo che si occupa direttamente della gestione societaria.
L’aspetto positivo di questo tipo di società è rintracciabile nella “passionalità” del modello, giacché i soci sono spinti dall’emotività e dall’affetto verso la propria squadra dove il calcio, quindi, viene prima del profitto ed è questa la filosofia che anima Danilo Iannascoli che, tifoso vero, punterebbe ai successi calcistici, senza perdere di vista la tranquillità economica.
Invece, il modello pescarese che c’è oggi, propone un presidente, Daniele Sebastiani, che avrebbe investito parte delle sue risorse personali e gestisce direttamente l’attività, coadiuvato da pochi altri individui e, considerando lo spirito mercantile che lo sostiene, punta soprattutto a difendere a spada tratta i propri interessi.
Quest’atteggiamento sarebbe positivo se non evidenziasse alcuni aspetti negativi della sua gestione: poca trasparenza; sfruttamento della materia prima rappresentata dalla passione dei tifosi; mancanza di un vero programma, o progetto che dir si voglia, presentato solo a parole; continua rotazione dei giocatori presi, spesso, non per favorire il tecnico di turno, ma per essere compiacente con procuratori o società di mediazione; facilità d’ingresso in società per personaggi e capitali non della regione, anzi extra nazionali, quando all’inizio presentò lo slogan “il Pescara ai pescaresi”.
Il calcio è cambiato e quindi sono differenti i modi di gestione, ma lo spirito sportivo non dovrebbe essere mai messo in sottordine.
Detto questo si capisce ancor più e meglio quali sono le due facce del calcio pescarese e il perché del dissidio esistente tra i due soci più importanti.
Ora che accadrà: Iannascoli si tiene le sue azioni e vanta un credito importante nei confronti della società e aspetta che si definiscano alcune operazioni.
Sebastiani spera nell’ingresso di sostenitori che apportino capitali freschi e intanto manovra per avere sbocchi da gruppi esterni facenti capo alla Gea.
I tifosi da parte loro, si augurano che Oddo riesca d avere quel benedetto difensore centrale di cui ha bisogno e che non gli tolgano qualche giocatore importante e che la squadra centri l’obiettivo promozione..