L’AQUILA CALCIO PARTE LESA E NON COLPEVOLE.
12/01/2016

Al Tribunale federale nazionale di Roma è partito il processo Dirty Soccer. Pesantissima la richiesta della Procura nei confronti dell'Aquila, chiamata a rispondere di 12 partite: il sostituto procuratore federale Gioacchino Tornatore ha chiesto ben 32 punti di penalizzazione da scontare nel campionato in corso e 205mila euro di ammenda.
La Procura ha ritenuto inammissibile la prova portata dal legale aquilano Flavia Tortorella sull’interruzione del rapporto di lavoro tra la società ed Ercole Di Nicola dal 21 febbraio 2015, data in cui Di Nicola si dimise da responsabile dell’area tecnica rossoblù.
Dunque l’accusa ha tenuto in considerazione anche le tre gare successive a quel periodo, applicando la media di quasi 3 punti a gara.
Il presidente aquilano Corrado Chiodi è rimasto sgomento dalla richiesta e ha commentato così: “Sono matti. Non era mai successa una cosa del genere nella storia del calcio italiano…”
Per quanto concerne gli altri imputati, per l’ex responsabile dell’area tecnica rossoblù Ercole Di Nicola sono stati chiesti 6 anni e 3 mesi di squalifica e 185 mila euro di ammenda.
L'avvocato rossoblù, Tortorella ha sintetizzato: “Richiesta folle, record della storia come richiesta. Da martedì faremo valere le nostri ragioni”.
Per l'ex responsabile dell'area tecnica Di Nicola, chiesti 6 anni e 3 mesi e 185mila euro di ammenda.
Vediamo in cosa consiste la responsabilità oggettiva per le squadre di calcio.
Le società possono essere chiamate a rispondere a titolo di responsabilità diretta, presunta e oggettiva. Esse rispondono direttamente dell’operato di chi le rappresenta e sono presunte responsabili, sino a prova contraria, degli illeciti sportivi a loro vantaggio che risultino commessi da persone ad esse estranee.
Inoltre, sono oggettivamente responsabili dell’operato dei propri dirigenti, soci e tesserati agli effetti disciplinari.
Per la responsabilità oggettiva si sono manifestate diverse prese di posizione volte a contestarne l’opportunità e la compatibilità con i principi di civiltà giuridica.
La responsabilità oggettiva è uno strumento di semplificazione utile a venire a capo, in tempi celeri e compatibili con il proseguimento dell’attività sportiva e quindi con la regolarità delle competizioni e dei campionati, di situazioni di fatto che altrimenti richiederebbero lunghe e costose procedure.
Una semplificazione che, però, non dovrebbe essere uno strumento da ghigliottina che riduce a zero le possibilità di vita di un sodalizio sportivo che ha il solo torto di avere alle sue dipendenze un “soggetto colpevole”.
Se fosse dimostrata la partecipazione al dolo del presidente Chiodi o di un socio del direttivo, sarebbe giusto ed equo il giudizio, ma nel caso in cui una società non è a conoscenza del dolo perpetrato da un suo collaboratore, in questo caso Di Nicola, diventerebbe parte lesa e non colpevole.
La posizione di Chiodi è chiara e inequivocabile: ha subito un grosso danno e dovrebbe averne ancora di più pesanti per colpa di una legge da molti definita iniqua.
Ma la responsabilità oggettiva è insindacabile?
In materia si è espresso il TNAS (lodo del 20 gennaio 2012) in cui afferma che le conoscenze della responsabilità oggettiva devono essere tratte non in maniera acritica e meccanica, bensì all’insegna di criteri di equità e di gradualità, tali da evitare risultati abnormi e non conformi a giustizia. Pertanto, pur non esonerando completamente le società dai fatti commessi dai loro tesserati, il TNAS ha fissato il principio secondo il quale il giudice dovrà propendere per una valutazione che rispecchi i canoni di giustizia e che consenta di graduare la responsabilità oggettiva con fattori quali il vantaggio/svantaggio a favore/danno della società, nonché dar peso alla prevedibilità o meno dell’evento da parte della società mediante la predisposizione di misure idonee.
A questo punto mi sembrerebbe logico attendersi una notevole riduzione della pena nei confronti dell’Aquila che, ripeto, mi pare parte lesa e non colpevole. (Gianni Lussoso)