TUTTI UNITI NEL NOME DEL BUSINESS
10/01/2016

C'è stato un pranzo molto importante a Pescara, sul trabocco di proprietà dell'ex presidente Vincenzo Marinelli. Presenti, oltre al padrone di casa, Sebastiani, Carlo Toto, Luca Tosto, Luigi Pierangeli, Enrico Marramiero, Lorenzo Di Properzio e Antonello Ricci, manager del gruppo Maresca, Marco Alessandrini, sindaco di Pescara, Guido Dezio e Luciano D'Alfonso.
Tutti rappresentati, il potere economico e politico. Tutti uniti nel nome del business.
Daniele Sebastiani, ottimo manovratore di soldi altrui, ha fatto il pieno: ha riunito tutti quelli che hanno da guadagnare spartendosi gl’impegni dell’affare nuovo stadio e, probabilmente, li ha allettati dicendo che il passivo del Delfino, nonostante l’assenza molto ben giustificata, di Danilo Iannascoli, può essere ripianato facilmente con le cessioni delle pedine importanti e ben note della squadra.
Luciano D’Alfonso, noto tessitore di trame politiche affaristiche, ha coinvolto alcuni personaggi che molto gli devono e che moltissimo potranno ancora avere da certe situazioni di fatto.
I tifosi, nel leggere i nomi dei “mammasantissima” si sono subito allertati temendo che essi vogliano “cucinare” il delfino.
I tifosi benpensanti sono inorriditi al pensiero del delfino mangiato a tavola ma essi devono sapere che in molti si sono buttati sul delfino per motivi economici e spacciano questa carne per carne di balena…
L'utilizzo del delfino a scopi alimentari in diverse parti del mondo non deve sorprendere più di tanto, considerato che anche in Italia in passato se n'è fatto un ampio consumo. Un piatto tipico molto diffuso tra la Liguria e la Sardegna era il musciame di delfino, una sorta di filetto essiccato, oggi proposto da ristoranti e trattorie solo nella variante al tonno.
Siccome i “Nostri” sono sempre alla ricerca di novità, avranno pensato bene di rinverdirne l’uso, ma al di fuori della metafora, c’è da dire che mai, come in questo periodo, a Pescara i seguaci di don Luciano hanno bisogno di sfoghi edilizi per le loro ambizioni professionali e la possibilità di fare uno stadio, con annesso ristorante, albergo, centro commerciale e quant’altro, stimola la loro fantasia e cosa c’è di meglio che fare business facendo credere alla massa di fare beneficenza aiutando il Pescara Calcio?
Dei nomi riuniti attorno al tavolo sono pochissimi quelli che hanno passione calcistica, vedi Marinelli, uno dei presidenti più amati dai tifosi nel passato insieme a Caldora, vedi Marramiero che ha avuto con il papà esperienza nella Vastese, Pierangeli è sicuramente un tifoso, e Di Properzio ha nelle radici ricordi molto importanti nel calcio biancazzurro… il resto? Solo uomini di mercato.
Alcuni tifosi dicono, ma se ci portano in serie A ben vengano.
E’ vero che la passione stravolge gli avvenimenti e li fa giudicare in altra ottica, ma che c’entra la serie A con la costruzione dello stadio e del contorno?
Solo forze politiche decideranno per lo stadio e non certo la promozione in A che sarebbe possibile anche come stanno oggi le cose se non stravolgeranno in queste prossime settimane l’organico.
Quando viene venduto il progetto stadio si parla sempre e solo dei maggiori ricavi che questo porterà. Non ci si chiede però fino a che punto la realizzazione dell’impianto possa nascondere un rischio latente per la vita e le ambizioni di crescita della squadra che lo compie.
E’ indubbio che un nuovo impianto comporti un incremento dei ricavi anche a scapito dei tifosi con l’aumento dei costi del biglietto.
Inoltre bisogna considerare nel giusto modo se ci sono tutti i requisiti normativi per una destinazione ad uso commerciale o residenziale.
Forse questi signori pensano che le necessarie variazioni dei Piani Urbanistici Locali saranno favorite dalla presenza intorno al tavolo del trabocco di Alessandrini e D’Alfonso?
Occhio ragazzi, che i mecenati non ci sono più e gli squali non mangiano solo il delfino… (Gianni Lussoso)