IANNASCOLI, PER FAVORE…
28/12/2015

Girone di andata chiuso al quarto posto e sarebbe un risultato di lusso se non ci fossero Cagliari e Crotone con il loro ritmo eccezionale a bloccare, o quasi, i due posti che dicono A in diretta. Anche se, per la verità, il Pescara queste due formazioni le ha già battute, e poi c’è da vedere la verifica primaverile quando, per esperienza, sappiamo che i campionati si vincono o si perdono.
Ora il discorso, però, verte sulla ricapitalizzazione e sul mercato. Già si parla di qualche operazione dettata dal solito Raiola che, a Pescara, pare abbia trovato terreno fertile per i suoi affari calcistici. I tifosi sperano fortemente che la ricapitalizzazione sia un fatto serio con entrate concrete per la società e non un gioco delle tre carte per camuffare operazioni di comodo.
Quasi tutte le società calcistiche, imprese come tutte le altre, hanno ricavi “da gestione caratteristica” inferiori ai costi. E hanno spazzato la polvere sotto il tappeto. Ovvero, invece di preoccuparsi di aumentare i ricavi ordinari, hanno pensato ad artifici contabili, gonfiando ad arte queste “plusvalenze”, vendendo parti del loro patrimonio (giocatori, ma non solo) a valori superiori a quelli riportati a bilancio.
Come funziona il meccanismo?
Una società di calcio deve ripianare i conti. Prende perciò un calciatore che vale un milione di euro e lo scambia con un’altra squadra che ha un giocatore che vale altrettanto. Però a bilancio sia lei, sia l’altra società, scrivono dieci milioni. Entrambe hanno così una plusvalenza pari a nove milioni di euro. Per i flussi di cassa odierni, quest’operazione è irrilevante perché alla fine hanno un giocatore che vale quanto quello di prima; però hanno “inventato” un’entrata extra, che compensa il fatto che i costi sono superiori ai ricavi “normali”.
Ma la contabilità ha memoria e si vendica, tramite gli ammortamenti.
Se oggi la società ha “acquistato” un giocatore che formalmente è costato dieci milioni ha aumentato i costi di domani, perché quel “bene” deve essere ammortizzato: ogni anno, una frazione di questi dieci milioni deve comparire come costo nel bilancio.
Il problema di ricavi inferiori ai costi era noto; il giochino delle plusvalenze è stato il classico rimedio di breve periodo, che nel lungo periodo (e ormai ci siamo) ha creato più problemi di quanti ne abbia coperti.
Alcuni presidenti hanno finto di non sapere, confidando di essere troppo furbi e abili nel muovere le pedine e hanno creduto di potercela fare sperando anche nello stellone italico che ogni anno ti fa trovare il “giocatorino” da vendere per rimettere le cose a posto…
Sappiamo tutti come la pensa il ragionier Sebastiani e quanto si creda abile nel movimentare il denaro, specie quello altrui, ma i nodi sono arrivati al pettine ed ecco spiegato il perché del grosso passivo nonostante le enormi entrate degli ultimi tre anni e la necessità di una ricapitalizzazione con l’ingresso di nuovi soci.
Chi saranno?
I nomi fatti non sono di grosso spessore economico e allora?
A questo punto si spera che Danilo Iannascoli faccia buona guardia nel difendere i suoi interessi personali, giacché ha delle anticipazioni piuttosto serie già fatte (un milione di euro più o meno), e quelli della tifoseria che confida nel suo amore vero per il calcio e per il Pescara.