SEBASTIANI: A FINE DICEMBRE DECIDEREMO
11/12/2015

“A fine dicembre decideremo se provvedere, o meno, alla ricapitalizzazione e, se fare entrare altri soci. Le possibilità ci sono”, ha detto Sebastiani.
“Il cuore, trovandosene così poco appagato, avrebbe voluto di quando in quando aggiungervi, e goder con esse le consolazioni della religione; ma queste non vengono se non a chi trascura quell'altre: come il naufrago, se vuole afferrar la tavola che può condurlo in salvo sulla riva, deve pure allargare il pugno e abbandonar l'alghe, che aveva prese, per una rabbia d'istinto.”
Così come capita a Sebastiani che, dopo aver preso in pugno le “alghe” che pensava potessero dare olio e forza al suo vivere, si è ritrovato con una serie di problemi imprevisti (crisi edilizia, dell’automobile…) e che hanno di molto limitato la caratura del suo management, per cui ha dovuto allargare il pugno per afferrare la tavola che lo porterebbe in salvo: Pescara calcio, stadio nuovo.
Con questo mito dello stadio nuovo cerca di portare in seno alla società altri elementi locali e di far aprire la borsa a Mesa, pur di allontanare ancora di più la minaccia rappresentata da Danilo Iannascoli che, oggi, seriamente, è l’uomo che potrebbe ridare slancio e vitalità a una società che si è di molto compromessa, proprio per le bizze e per le “scostumatezze” del presidente che si è alienato gran parte della credibilità con i tifosi.
Non è un caso che, per definirlo, i tifosi usano frasi come “persidente, pinocchio, Sebastiani vattene, e via dicendo…” proprio a confermare come i suoi atteggiamenti sono stati ormai capiti, definiti, non accettati e condannati.
Vero è che ha dalla sua parte alcuni giornalisti aggreppiati che ne esaltano ad ogni piè sospinto anche i rumori provenienti dal basso, ma non bastano a nascondere le manchevolezze del suo gestire. Vero è che anche alcuni che si definiscono capipopolo della Nord gli hanno giurato fedeltà a gettoni, ma è pur anche vero che la gran massa della tifoseria è stanca delle sue bugie, dei suoi intrecci con Moggi, con i suoi grandi movimenti di mercato fatti solo per creare situazioni di comodo piuttosto che destinati al miglioramento qualitativo della rosa titolare.
Il Pescara, oggi, è in zona play off; ha un buon attacco, un centrocampo tecnico ma poco fisico e una difesa traballante.
Ci vorrebbero, a detta di chi conosce il calcio, due o tre elementi senza mandar via nessuno dei i giocatori che hanno mercato.
Se Sebastiani avesse davvero a cuore le sorti del sodalizio e non quelle relative al suo mercantilismo, penserebbe seriamente a come investire a gennaio per guadagnarsi la riconoscenza dei tifosi e gli euro (tantissimi) che deriverebbero dalla promozione.
Ma il suo orizzonte è ristretto considerando che non osserva il futuro da una montagna di idee e di impegno ma da una collinetta di chi cerca di prendere quello che può, salvo poi passare la mano. IL suo orizzonte poggia sulle possibilità di cedere dei giocatori e di far finta di acquistarne di validi gestiti dal gruppo Moggi o associati.
Se Sebastiani avesse davvero a cuore le sorti del Delfino dovrebbe fare due sole operazioni: acquistare tre giocatori, ricompattare la società con elementi validi sul piano economico.
Ma è impossibile.
Perché ha perso credibilità, perché nessuno gli crede più, perché ha gestito male la presenza in società dello sportivissimo Iannascoli, perché si è ben capito che ha puntato tutte le sue ultime risorse sulla costruzione del nuovo stadio, perché si è dato anima e corpo al diavolo calcistico italiano.