COME NEL PASSATO I TIFOSI DEVONO DIFENDERE IL PESCARA
27/10/2015

All’interno del Delfino Pescara c’è un solo vero tifoso che può essere considerato il trait d’union con la tifoseria: Danilo Iannascoli. Dico c’è, perché si è dimesso dalle cariche, ma non da socio e non ha, pare, alcuna intenzione di cedere le sue quote a Mesa che deve investire in una società di calcio europea dopo aver ceduto (costretto?) le quote della società spagnola.
Dico un solo vero tifoso perché Daniele Sebastiani, con gli atti e i comportamenti ha ben dimostrato di essere un business man del calcio e non un tifoso. Ed è così che si spiegano i suoi accordi con la Gea e con Mesa.
Perché alla Gea e a Mesa interessa il Pescara?
Già in passato il legame tra Sebastiani e Alessandro Moggi è stato evidente in sede di mercato. Inoltre il Pescara, conta su un’importante fan community in Canada, la qual cosa “garba” molto al giovane Moggi che si sarebbe assicurato la gestione esclusiva del marketing e dell’immagine del club pescarese.
Iannascoli, uscito dalle “cariche decisionali (ma sembra che abbia dovuto sempre subire le imposizioni del ragioniere fino a quando ha potuto sopportare) proprio per non avallare certe scelte particolari, è pronto, però, a difendere gl’interessi suoi (per le azioni che possiede) e quelli del calcio pescarese. Ma non può essere lasciato solo: I tifosi devono stare in guardia e, come nel passato, difendere il Pescara dalle “presenze” strane.
Per capire meglio le situazioni vediamo che cos’è la Gea.
E' un gruppo di ''figli di papà'' che controlla 150 assistiti tra giocatori e allenatori di serie A e B e può contare su un socio occulto che ha suscitato l'interesse delle Autorità competenti che hanno aperto un'inchiesta sull'ingarbugliato conflitto d'interessi su questa società.
C'è anche un socio occulto ad aggravare l'impenetrabile mistero della Gea World. Il socio che si ammanta di mistero e che non ha alcuna intenzione di uscire allo scoperto, si protegge dietro una fiduciaria della Banca di Roma: la Romafides. E' un socio importante, che fa parte della Gea dall'origine, datata ottobre 2001.
E' una circostanza ben strana per chi vive di cura dell'immagine e di consulenza nell'ipertelevisivo mondo del pallone. E quale può essere questo inconfessabile segreto da tenere celato, quando ciascuno degli altri soci della Gea si mostra senza problemi, nonostante gli intrecci evidenti con i genitori famosi e impegnati ai vertici del calcio? Oltre che di Alessandro Moggi, si parla di Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, ex presidente della Lazio. Di Chiara Geronzi, primogenita di Cesare, numero uno di Capitalia, il gruppo bancario che tiene forzosamente in piedi la Lazio e che ha importanti rapporti anche con Perugia, Parma e Roma. Di Francesca Tanzi, figlia di Calisto, e di Riccardo Calleri, figlio di Gian Marco, ex presidente di Lazio e Torino.
E allora perché un socio protetto?
Nell’inchiesta che fu iniziata (ma mi pare che si sia persa nei meandri dei vari uffici) si chiede se gli Organi di vigilanza «non ritengano che una società come la Gea World abbia, volendo, la possibilità di interferire sulle partite del calcio professionistico».
Si ricorda, inoltre, il lungo elenco dei figli famosi che controllano la Gea, e si aggiunge che vi lavorano anche Giuseppe De Mita, figlio dell'ex segretario Dc, Ciriaco, ed ex addetto stampa della Lazio, e Davide Lippi, figlio di Marcello, allenatore della Juventus. Ma si avanza altresì il dubbio che la Gea abbia «probabilmente avuto quale fondatore anche il figlio del presidente della Federcalcio», Franco Carraro: è proprio il mistero di Romafides.
Se ci sia davvero suo figlio Luigi dietro la fiduciaria non mi è dato saperlo. Scorrendone la composizione, rilevabile dai documenti depositati presso la Camera di Commercio, salta evidente all'occhio il socio occulto.
Perché interessano le squadre di calcio soprattutto di Serie B?
Perché offrono opportunità di vario genere: Riciclaggio di soldi mediante sponsorizzazioni, partite truccate, scommesse clandestine e legali, presidenti prestanome, il grande affare sulle scuole calcio, sfruttamento del marchio, marketing sportivo, gioco sulle plusvalenze, riciclaggio, atipiche “lavanderie”, tangenti…
Gli inquinamenti del mondo del calcio faticano a trovare una loro individuazione e specificità nei rapporti annuali della Direzione Nazionale Antimafia. Questo per l’essenza gelatinosa dei rapporti che s’instaurano al proprio interno e per la difficoltà nell’ambito delle norme anti-riciclaggio di
una lettura precisa all’interno di bilanci societari sempre poco trasparenti.
Vigilare, quindi, non è solo una necessità, ma un dovere.