URGE RICOMPATTARE LA TIFOSERIA
08/09/2015

Da troppo tempo, ormai, noto una lacerazione nel gruppo della tifoseria pescarese, e non parlo solo di quella organizzata che è l’ombra di quella che era negli anni Settanta. Sono passate tre quattro generazioni di tifosi, da allora, e quelli che rappresentavano la forza biancazzurra ora sono, probabilmente, tifosi da salotto, anche se ci sono molti arzilli “datati” che seguono il Pescara allo stadio.
Lacerazione dovuta, in gran parte, a una politica sbagliata del presidente Sebastiani che ha creduto, di poter far tacere i tifosi tenendo vicini alcuni giannizzeri che si erano autodefiniti capi capaci di controllare i vari gruppi.
Il risultato?
La Curva Nord, ormai, esiste solo come nome. Non ci sono più i vari Club che hanno fatto la storia del Pescara; in trasferta vanno solo i circa duecento irriducibili e non si hanno più, non dico i treni, ma nemmeno le carovane biancazzurre…
I tifosi sono il sangue che dà linfa al club. Il management è il cervello, i giocatori sono i muscoli. La combinazione di queste tre parti è fondamentale per il successo di un club calcistico.
Sebastiani, non essendo un vero uomo di calcio, ma solo un abile movimentatore di mercato, ha creduto di poter gestire la passionalità dei tifosi controllando alcuni giannizzeri e, le mancate contestazioni dei cosiddetti organizzati, sembravano dargli ragione, salvo poi vedere spostata la critica in altri settori dello stadio.
Alla base del successo del successo del calcio, o per meglio dire, della mitizzazione del calcio, c’è l'aumento del grado d’irrazionalità nel mondo moderno.
Sappiamo bene, per capire il fenomeno del tifo, che dobbiamo mettere in evidenza, in primo luogo, che gli individui hanno spesso bisogno di dimenticare la propria identità individuale per sentirsi parte di un'identità collettiva, di un IO collettivo nel quale l'IO del tifoso si fonde un poco come una goccia d'acqua si fonde nell’oceano. Un individuo che si sente parte di un IO collettivo si trova in una situazione psicologica molto particolare in cui prova delle emozioni molto forti amplificate da fenomeni di contagio psichico.
Per tali ragioni i tifosi si scatenano in eccessi, gridano, si abbracciano, facilmente si esaltano e altrettanto facilmente si deprimono, non essendo più in grado di valutare oggettivamente le situazioni.
Allo stesso modo può accadere che delle persone, che hanno conseguito dei risultati positivi nei vari settori della vita sociale, si convincano di essere diventati invincibili e di aver meriti particolari e pertanto si credono autorizzati a decidere sulle situazioni tecniche delle società di calcio bypassando le competenze dei vari tecnici.
Così abbiamo un Sebastiani che, dai successi ottenuti nelle operazioni e nelle alchimie finanziarie, ha creduto di poter fare il tecnico di mercato, decidere personalmente sugli acquisti e sulle cessioni, guardando soltanto l’aspetto economico e superando, erroneamente, quelle che dovevano essere anche le prerogative tecniche.
Si è messo in stretto contatto con furbastri della economia nazionale e internazionale, che lucrano sui contratti dei giocatori e sugli spostamenti degli stessi, e ha pensato di fare business con il calcio senza prevedere che la tifoseria poteva non essere d’accordo su certe politiche.
A suo dire, i Clienti devono solo pagare il biglietto per assistere allo spettacolo che lui propone e nulla più. La realtà, invece, è diversa e, ripeto un concetto espresso prima, il tifoso è la linfa della società di calcio.
Orbene, giacché lui è incapace di gestire la comunicazione e il rapporto con i tifosi tutti, abituato a gestire solo alcuni giannizzeri, lasci spazio a chi nella società può farlo per capacità, per abitudine a trattare nel mondo del calcio, per lo spirito calcistico che li anima da sempre. In società, tolto Mesa che è in affari con Sebastiani, restano Danilo Iannascoli e Gabriele Bankowski e gli altri, essendo soci da un uno per cento, non hanno la forza di azione, pertanto il CDA dia, a uno dei due sopra citati, l’incarico di ricompattare la tifoseria biancazzurra e ricreare quello spirito di sostegno di cui la stessa società ha bisogno.
Ciò non significa togliere voce critica alla tifoseria, ma ridarle un’unione, una compattezza, una attendibilità, insomma, tutti quei valori che si sono persi in questi ultimi tre anni per la politica posta in essere da Sebastiani (Gianni Lussoso).