SABATO SI RIPRENDE A GIOCARE IN SERIE B.
04/09/2015

Sabato si riprende a giocare in Serie B. Il Pescara comincerà domenica contro il Livorno. I tifosi sono pronti stanchi della lunga attesa. Sembravano drogati in astinenza. Come sempre, però, c’è chi esalta il calcio e i suoi valori come il gioco più bello del mondo e ne tesse lodi sperticate, chi invece, storce il naso dicendo che è tutto un malaffare dove parvenu arricchiti cercano di guadagnarsi quella visibilità altrimenti negata, nonostante i soldi.
I tifosi da stadio, poi, non accettano coloro che sono definiti tifosi da salotto che preferiscono assistere alle gare attraverso la televisione che offre, a dire il vero, uno spettacolo completo condito di tante angolazioni di ripresa da non farti scappare il minimo dettaglio impossibile per i tifosi da stadio che, spesso, la partita non la vedono neanche, presi come sono, dal loro spettacolo personale di gruppo.
Nell'era del calcio business, succede anche che si arrivi a questo: le Tv che alimentano le società calcistiche, decidano cosa sia giusto o sbagliato far vedere a coloro che il calcio se lo godono comodamente sul divano.
Una delle giustificazioni dei tifosi da salotto è che nel calcio di oggi c’è troppa violenza.
La violenza del tempo era di natura spontanea, l'aggressività del tifo non aveva allora le strutture, le motivazioni, la crudeltà, la predeterminazione che ebbe in seguito. La passione calcistica non aveva ciò che si dice un'organizzazione. Le presenze collettive sugli spalti erano legate a comunanze occasionali, le stesse che animavano i viaggi al seguito delle trasferte della squadra del cuore, promossi dalle società o dai giornali locali. La trasferta era una occasione di festa e, per alcuni, anche di acculturamento, considerando che facevano visite a città forse mai viste in precedenza.
Inoltre, oggi, a rendere tutto più opaco c’è il problema delle scommesse: molti presidenti vivono come se non ci fosse un domani e pensano ad arraffare quanto più possibile oggi, sfruttando la passione dei tifosi da stadio.
Lo stadio che è una sorta di teatro in cui tutti sono attori e si esprimono con atteggiamenti particolari: il distinto professionista che urla come uno scalmanato, la fine signora che inveisce contro gli avversarti con epiteti da strada… e via di questo passo. Vedi tutto sugli spalti: gioia, esaltazione, dolore, ira, violenza, cattiveria spicciola…
Gente che fa di un gol subito un dramma o di un gol segnato motivo di irrefrenabile gioia… Tutto è concesso in nome del tifo.
Si ricomincia. Tutti sono convinti di avere la squadra più forte e tutti sono pronti a tradire qualsiasi cosa per una vittoria… Solo alcuni presidenti sono freddi e opportunisti nel muovere le pedine giuste per far sì che il campionato si traduca in soldoni da mettere in cassaforte alla faccia di chi crede ancora valido lo spirito decoubertiano.
Si ricomincia e molti giornalisti ridiventano padroni della scena.
La mancanza di spirito sportivo si manifesta soprattutto nelle cronache degli eventi, in cui imperano provincialismo e campanilismo. I titoli delle notizie sono spesso riservati non alle realtà sportive ma alla piaggeria e al servilismo verso il presidente che li rende soddisfatti con la “pacca sulla spalla” e con il chiamarli per nome nel corso delle interviste.
D’altronde, un popolo che vive per quasi tutto l’anno di calcio professionista e campanilista, non può certo essere sensibile agli ideali sportivi e decoubertiniani.
Fino a quando ci saranno giornalisti servi del padrone e non della verità delle notizie, lo sport rimarrà una bella memoria dei tempi passati: quelli in cui De Coubertin pensava e sperava che esso sarebbe stato di supporto all’educazione fisica e spirituale, e non sospettava che sarebbe invece diventato un campo di investimento degli operatori economici e della delinquenza organizzata.