E’ PROPRIO FINITA L’ERA DEI MECENATI.
26/08/2015

Quando nuoti rilassato, senza impegni di carattere agonistico, anche se in allenamento, la mente spazia libera e, assecondata dai movimenti ritmici, va a riflettere sulle cose più strane.
Nuotavo, come solito, di prima mattina, prima di andare in TV, e stavo pensando al calendario, alla combinazione di ritrovare subito come avversari Livorno, Perugia e Vicenza e come per Oddo potesse significare un ripassare una lezione già studiata con successo anche se, oggi, il professore esaminatore è diverso, in quanto, fuori di metafora, sono cambiate le rose titolari di tutte e quattro le squadre.
Il pensiero mi si era fissato, poi, sulla considerazione che a questa squadra, in verità, basterebbero due elementi giusti per far crescere di molto le sue potenzialità. Ma per averli, ci vorrebbe un presidente mecenate, capace di mettere mani in tasca e cacciar fuori gli euro necessari… Noi, invece, abbiamo un presidente con le tasche a chiocciola ( in pescarese a ciammariche) dove gli euro entrano ma non escono, se non con tanta difficoltà.
Facile, quindi, che il pensiero mi andasse all’ultimo presidente mecenate che abbiamo avuto, Pietro Scibilia, capace di spendere molto, pur essendo molto avveduto nella spesa, e in grado di portare a Pescara elementi come Junior, Dunga, giusto per fare due nomi. Un presidente d’altri tempi che, a causa del suo carattere, che lo portava qualche volta ad assumere atteggiamenti antipatici, si era alienato la simpatia dei tifosi e ha vissuto gli ultimi due anni di presidenza in maniera sofferta. Comunque un vero presidente.
Dopo di lui le cose sono cambiate. Non più mecenati ma avventurieri, prima, e ragionieri dopo. Come dire, da un presidente che spendeva soldi del suo patrimonio personale, siamo passati a chi avrebbe voluto farseli, i soldi, a spese della società e dei tifosi, per arrivare, poi, a chi pensa di gestire i soldi societari per la sua personale felicità e di riflesso, per quella dei tifosi, ma in percentuale molto minore.
Ed ecco che si capiscono i tonfi societari con dirigenti come Soglia, Pincione, Paterna e via dicendo e si capisce anche il “machiavellismo calcistico” di un Sebastiani che ha incassato tanto, molto di più di quanto abbiano mai incassato i precedenti presidenti biancazzurri, ha risolto molti suoi problemi e ha operato in modo tale da far quadrare i bilanci senza aperture calcisticamente entusiasmanti.
Bisogna farsene una ragione, cari tifosi: questo è il modo di gestire una società calcistica oggi e gli esempi delle altre società confermano questa nuova realtà imprenditoriale. Ecco, la parola giusta: imprenditori. Gente che utilizza il patrimonio societario e fa in modo che il progetto finanziario riesca, anche a discapito di quello tecnico calcistico. Ci sono le entrate certe dei diritti televisivi, quelle degli sponsor, quelle degli abbonati, quelle dei “Clienti” settimanali, e poi ancora le plusvalenze, i premi di preparazione, i premi di valorizzazione… e le entrate servono per pagare gli stipendi a tutti, anche ai dirigenti (in quanto devono ripagarsi del tempo dedicato alla società), e quello che resta, se resta, impiegato per acquisti giocatori, altrimenti le “rose” si fanno con i prestiti…
E’ finito un mondo e ne è cominciato un altro, diverso, meno entusiasmante, ma questo è, e di questo dobbiamo rendercene conto tutti, soprattutto i tifosi.