SEBASTIANI SÌ? NO?
21/08/2015

Oscar Wilde nel “manuale del perfetto impertinente” recitava “parlate pure male di me, purché ne parliate”... ma attirare l'attenzione delle persone su di te ha due risvolti: il primo è che se non sei indifferente ad esse, e che quindi parlano, anche male, di te, vuol dire che comunque esisti; il secondo è che se parlano male di te quelli che sostengono di fatto la tua attività calcistica, anche se in percentuale molto minore rispetto ai diritti televisivi, alle combinazioni commerciali, alle plusvalenze e agli altri marchingegni inventati dalla ingordigia dei vari presidenti, sarebbe opportuno controllare la situazione e vedere se, per caso, ci sia davvero qualche errore fatto nella gestione o nella comunicazione.
La tecnica, comunque, è ben rodata: parlate di me, anche se male, ma parlatene. La cosa che stupisce è l’efficacia. Per restare in salute il Barone Lamberto di Gianni Rodari pagava sei persone perché ripetessero in continuazione il suo nome. Sebastiani ha imparato la lezione e per l’intera sua presidenza è riuscito nell’intento di “far parlare di sé”, non ha pagato come Rodari delle persone, ma ha fatto sì che i riflettori fossero sempre e soltanto su di lui.
Magari contestato dai tifosi o perfino dai soci più coraggiosi o, forse, meno impegnati con lui, ma è sempre e comunque sotto i riflettori. Avendo come partner in alcune operazioni l’editore di Rete8, Sebastiani si è garantito la massiccia presenza in video e, se anche gli scappa un ruttino, ci sono sempre pronti una telecamera e un cronista a immortalare l’avvenimento.
Così accade che nella Pescara calcio, o Delfino 1936, che dir si voglia, ci sia un gruppo di circa 12, 13 soci, ma la tifoseria vede e ascolta solo il ragionier Sebastiani che, se le cose oscillano, scarica su altre situazioni le colpe e, se le cose vanno bene, con la sua innata arroganza, sbeffeggia, o pensa di farlo, tutti coloro che non la pensano come lui.
Pertanto, abbiamo questa realtà: una tifoseria fatta di tantissimi contestatori che mal hanno digerito le figure barbine in serie A, le operazioni di mercato fatte solo per soddisfare le sue personali esigenze, piuttosto che quelle della società sportiva, e che si sono sentiti appellare pubblicamente con epiteti tipo “Quattro scemi…” “Clienti…” e altre perle di questo genere. Poi ci sono i Sebastian Boys, a detta di alcuni elementi della Curva Nord, che rappresentano i giannizzeri presidenziali (erano una sorta di guardia del corpo) che si fanno forti di essere parte del potere e svillaneggiano chiunque, in curva, si permetta di criticare il comportamento del loro padrone. E per ultimi, ma non meno importanti, ci sono i tifosi che dicono “Solo per la maglia…” e accettano qualsiasi cosa purché abbiano la possibilità di esternare la loro passione sportiva fidando sulla massima che “Gli uomini passano, ma il Pescara resta…”
Sebastiani sì o no?
Non sta a me dare la risposta, da cronista registro solo la situazione. Certo è che nella storia della Pescara calcio, dal 1936 a oggi, un personaggio simile non mi è stato dato riscontrare. A proposito, siamo alla vigilia dell’ottantesimo anniversario biancazzurro: Sebastiani, tra un’intervista e l’altra, se lo ricorda?