TUTTI NE PARLANO… A BASSA VOCE!
06/08/2015

Nei bar, nei ritrovi degli sportivi e dei tifosi, nei blog e nei siti dedicati al calcio, tutti parlano della “crisi” tra il presidente Sebastiani e l’AD Iannascoli.
Ne parlano, ma a bassa voce, in attesa di comunicazioni ufficiali che, però, potrebbero anche non arrivare mai, vista la pessima maniera in cui è gestita dalla società la comunicazione.
Il problema di cui tutti parlano è la polemica di queste ore tra il presidente e Iannascoli che non si ritrovano più concordi nel modo di gestire le cose biancazzurre.
Il fatto è che, vuoi per il suo 52%, vuoi per il carattere dispotico che ha, vuoi per la incapacità di delegare che lo porta a decidere sempre tutto da solo perché si sente il padrone del Delfino Pescara 1936, vuoi per la inconsistenza di gran parte dei soci che si spartiscono il loro pacchetto con una quota azionaria dell’uno per cento (cosa davvero risibile), si ritrova a doversi confrontare e a scontrare solo con Danilo Iannascoli che ha altre radici culturali, altre esperienze sportive, altro carattere e, soprattutto, una visione della gestione sportiva che Sebastiani non capisce e non capirà mai.
Daniele Sebastiani, dai tempi delle sue prime esperienze professionali con il professor Paternò, ha sempre pensato solo ed esclusivamente a come fare soldi e poi come gestire il denaro altrui. Si è lanciato, anche con successo, prima nel mondo del leasing, poi in quello edilizio, ma sempre con una mentalità speculativa e mai con l’atteggiamento che, invece, deve, o dovrebbe avere un dirigente sportivo.
Infatti, un conto è saper tenere la gestione e la bontà dei movimenti di cassa, un altro è dare vita e sostenere un movimento sportivo. Vale ancora la di ricordare che una società sportiva è atipica rispetto alle altre società commerciali e che i fruitori, o clienti che dir si voglia, sono diversissimi: non puoi confondere il tifoso con il cliente di una ditta anche se di grande spessore economico e finanziario.
Ma questo Sebastiani non lo capisce.
Danilo Iannascoli, invece, rappresenta il dirigente aperto al successo della squadra, alla esaltazione dei valori sportivi, alla felicità sua e dei tifosi che non sono, a suo modo di vedere, dei clienti ma dei fortunati fruitori di uno spettacolo da lui sostenuto (insieme ai colleghi della società) e condiviso.
Due mentalità troppo diverse. Due anime opposte che, per forza di cose, dal confronto arrivano allo scontro se il “padrone” non mette in funzione le rotelle del cervello e si ostina a fare il “capuzziello”.
Inoltre ci sono “rumors” che dicono di aperture fatte dal ragionier Sebastiani a personaggi alquanto particolari che condizionano , e non poco, la vita stessa societaria. Ci sono movimenti di giocatori che hanno finalità economiche ma non tecniche-sportive. Ci sono giochi di plusvalenze non sempre accettabili così come ci sono partite di giro che lasciano interrogativi e, poi, ci sono, e ci sono state, presenze di giocatori imposti da procuratori che hanno presenze ingombranti nella società biancazzurra anche se non visibili dalla gran massa dei tifosi.
Sulla base di tutto quanto scritto lo scontro non sorprende nessuno, anche se tutti ne parlano a bassa voce nel timore che si possa, in qualche modo, danneggiare l’amato Delfino.
Gianni Lussoso