SEBASTIANI E IANNASCOLI, ASCOLTATE I TIFOSI.
04/07/2015

Sebastiani e Iannascoli, ascoltate i tifosi. Essi non sono dei “Clienti” da sfruttare o da gestire con le chiacchiere e con le false promesse. Lunedì presenterete la campagna abbonamenti: Cosa offrirete loro? Cosa direte loro, per convincerli a darvi i sudati soldini in anticipo rispetto alle gare che saranno giocate dalla vostra “Rosa”?
In questi ultimi anni, eccezion fatta per Iannascoli, che ha sempre confermato la sua dimensione di “tifoso” oltre che di dirigente, ogni atto presidenziale è servito ad allontanare sempre più i tifosi dalla realtà calcistica e, con i mezzi strani usati da Sebastiani, siete stati capaci solo di spezzare l’unitarietà della tifoseria locale che, negli anni passati, si era fatta notare per la sua compattezza e per il suo entusiasmo.
Mentre nel resto dell’Italia calcistica si registra un calo delle presenze, dovuto non solo alla realtà delle offerte televisive ma anche alla carenza degli stadi, a Pescara si è visto che, quando la squadra offriva spettacoli dignitosi, la presenza del tifoso era tornata massiccia ed entusiastica.
Ma non si può pretendere di avere “amici” se li sfrutti come “clienti”.
Tornando all'inadeguatezza degli stadi notiamo che essa si collega direttamente all'offerta televisiva sempre crescente. Le società di calcio hanno fatto dei diritti tv una delle voci più importanti del bilancio; potremmo anche dire che hanno venduto il prodotto alle televisioni mettendo nel conto gli spazi vuoti sulle gradinate.
Perché si dovrebbe andare allo stadio, con tutti i limiti degli impianti, e magari con il rischio di episodi di violenza, quando le pay-tv ti offrono la stessa partita in alta definizione, seguita da decine di telecamere che analizzano nei dettagli il gesto tecnico, il labiale dei giocatori e dell'allenatore? La risposta è semplice: l'emozione e l'atmosfera che si vive allo stadio non sono paragonabili a quella del divano di casa. Vero. Lo stadio, però, deve essere accogliente, funzionale. I dirigenti dovrebbero agire tentando di creare “la casa del tifoso”. E così non è.
La società moderna sta perdendo quel senso di comunità, di appartenenza e di partecipazione emotiva che rappresenta l’impegno reciproco assunto dagli individui al fine di alimentare e realizzare i valori e gli obiettivi comuni.
Il calcio ha bisogno di essere ripensato, i tifosi devono essere coinvolti, responsabilizzati, occorre dar loro la possibilità di entrare nella vita della società e si dovrebbe arrivare anche a precisare un limite del 30% del numero di quote societarie che uno stesso soggetto può avere in mano e introducendo i comitati di tifosi. Un organo che deve essere formato da un minimo di 100 ad un massimo di 1.000 persone elette ogni anno dagli abbonati della società sportiva e dal quale dovranno passare tutte le decisioni più importanti della vita del club, compresa l’approvazione del bilancio.
La potenza del calcio va sfruttata per creare valore nella e con la comunità, attraverso progetti innovativi che vadano oltre le semplici iniziative da voi offerte.
Occorre sviluppare progetti di comunità e di coesione sociale, di valorizzazione dei vivai, di educazione allo sport nelle scuole, creare collaborazioni con realtà non profit locali e ancora più importante di tutto, fare engagement con il territorio.
Occorre in sintesi, integrare la responsabilità etica dentro gli obiettivi della società sportiva offrendo al contempo alle società strumenti di facilitazione di questi processi. Perché il legame con il proprio territorio va rafforzato per aiutare la comunità a crescere, offrendo e condividendo il proprio valore, unendo alla voce della società di calcio quella dell’intera collettività di riferimento.
Cominciate con l’ascoltare i tifosi e smettetela con la politica degli “amici degli amici”, con questa non si andrà avanti e il futuro non può che essere grigio.