SEBASTIANI E IANNASCOLI, PREOCCUPATEVI DEI TIFOSI E NON SOLO DEGLI ABBONAMENTI.
03/07/2015

Il calcio senza tifosi perde la propria anima. E Pescara sta depauperando un patrimonio che era stato costruito abilmente negli anni: la sua tifoseria.
I Club spesso non sanno nemmeno chi siano i loro tifosi o quello che realmente pensano, grazie a una mancanza di conoscenza o di comunicazione tra i due gruppi. E Pescara non è da meno.
La mia riflessione è questa: Nel momento in cui vi accingete a stilare la campagna abbonamenti, sapete chi sono i vostri “Clienti”, cosa vogliono e quanta forza reale essi rappresentano, oltre al fatto che vi diano i loro soldi per l’abbonamento?
I tifosi avrebbero ben altro da darvi, se solo li sapeste organizzare nel loro insieme e non favorendo questo o quel presupposto capo settore… che vi organizza la claque.
Non vi dico di permettere ai tifosi l’ingresso nella gestione del club attraverso l’acquisizione di una parte di quote societarie per mezzo di un’associazione o di una cooperativa. Non siete ancora maturi per questo passo che significherebbe, comunque, una crescita non indifferente che garantirebbe ai tifosi di essere parte integrante e partecipativa della gestione di un patrimonio da salvaguardare, cioè la propria squadra del cuore.
L’acquisizione di una parte delle quote societarie avrebbe anzitutto un forte valore simbolico: mettere nero su bianco l’importanza dei tifosi e delle comunità locali nelle decisioni legate al club.
Abbattere quei muri che ci sono, inutile nasconderlo, tra società e tifoseria. Creare un legame che è tanto difficile da costruire quanto facile da pensare, poiché basterebbe focalizzarsi collettivamente sul bene comune: la squadra.
Altro passo importante sarebbe l’istituzione di un addetto alle relazioni con i tifosi che avrebbe il compito di mediare il rapporto ed il confronto con i tifosi sensibilizzando gli stessi ad un osservanza dei valori sportivi (rispetto dell’avversario, fair play, antirazzismo…).
Sarebbero primi passi per costruire un futuro dove società e tifoseria non siano ai poli opposti dello stadio, ma si trovino davanti ad un tavolo per elaborare programmi di comune accordo, think tank, e per evitare i drammatici sviluppi che ogni estate portano diverse società sull’orlo del fallimento.
Il requisito fondamentale da parte dei tifosi, che è allo stesso tempo la parola chiave di ogni pratica di azionariato, è il no-profit. Si agisce senza scopo di lucro, promuovendo, anzi, un business sostenibile.
Lunedì presentate la campagna abbonamenti, perché non cogliete l’occasione per cominciare ad aprire uno di questi discorsi? Cominciate dal più semplice, il personaggio che faccia da “trait d’union” tra società e tifoseria. E presentateci anche l’addetto stampa, che sia un giornalista preparato ed esperto, e non “un amico dell’amico”. Buon lavoro.