LE CRITICHE NON SONO UN FATTO PERSONALE...
30/06/2015

Il campionato del Pescara è finito, come tutti sanno, e qualcuno non lo ha ancora ben somatizzato, con la possibilità concreta di guadagnare le promozione in A e fallita solo perché sostituito in ritardo il tecnico Baroni (fortemente voluto da Sebastiani) e da una traversa colpita, quasi a scadere di tempo, da Melchiorri.
In definitiva si dovrebbe parlare di questo campionato in termini positivi, ma ciò non è stato e la stragrande maggioranza dei tifosi continua a criticare l’operato di Sebastiani.
Perché?
A mio avviso perché Sebastiani non ha saputo comunicare con i tifosi. Più facile e diretto, invece, il rapporto di Iannascoli con la tifoseria, perché?
Perché, a mio avviso, Danilo Iannascoli sa meglio comunicare con l’esterno.
La capacità di comunicare le proprie emozioni all’interno del proprio ambiente è come una sorta di “termometro” che ci aiuta a definire lo stato di salute delle nostre relazioni e può darci buone indicazioni di “cura”.
Dal modo con cui comunichiamo dipende spesso la qualità delle nostre relazioni e l’immagine che conserviamo di noi.
Ogni giorno ci può capitare di ricevere delle critiche e in genere non fa mai molto piacere.
Tuttavia l'autostima nasce proprio dalla capacità di essere flessibili, di accettare gli altri con le loro opinioni e il loro modo di vedere il mondo.
Accettiamo una critica per quello che è: non una cattiveria che ci vuole sminuire, ma il prezioso consiglio di un “amico” che ci insegna a vedere le cose da un nuovo punto di vista.
Con Sebastiani tutto ciò non è stato possibile.
Il problema è nel fatto che ha sempre preso la critica come un’offesa personale… Invece avrebbe dovuto capire che l'oggetto di una critica non è mai la persona, ma solo il comportamento. E quello si può cambiare facilmente!
Perciò spero che le esperienze, anche negative di questa stagione, abbiano insegnato a Sebastiani che la comunicazione è molto importante e che circondarsi di “Yesman” non è un atteggiamento produttivo, né molto intelligente. Dal confronto delle idee e anche dagli scontri verbali, può nascere lo stimolo di una crescita reciproca per il bene proprio e per la felicità del proprio impegno lavorativo.
Invece di cercare di mettere in disparte i soci che non la pensano come lui, dovrebbe accettare lo scambio di idee e far sì che tutto si concretizzi nel successo del proprio lavoro (perché dirigere una società di calcio è un lavoro serio, ed è anche molto ben remunerato, checché se ne dica).
Le critiche ci sono state e sono, come detto, relative al comportamento.
Avrà imparato qualcosa il presidente o, invece, si è ancora di più attestato nella sua idea che è “l’unico dirigente ad avere le palle” e che può permettersi di “maltrattare” i tifosi e chi non la pensa come lui?
Le prossime settimane ci diranno se abbiamo un presidente che ha imparato dalle esperienze passate o se, invece, dovremo ancora scontrarci con la sua sicumera.