L'AQUILA CALCIO DALL'ALTARE ALLA POLVERE (DANTE CAPALDI)
11/05/2015

E così, manzonianamente scrivendo, si è passati dall’altare alla polvere.
Sembrava che alla fine del girone d’andata l’Aquila calcio ce la potesse fare a conseguire il salto di qualità, rinverdendo i fasti di quella serie B dove militò per tre anni (anni ‘34-‘35-‘36) prima squadra abruzzese ad andare nella serie cadetta, e invece è finita ingloriosamente al settimo posto finale inanellando alla fine ben cinque sconfitte consecutive (mai registrato negli annali del calcio aquilano!)lasciando il campo al blasonato Teramo del Presidente Campitelli che pure l’Aquila aveva battuto durante la fase positiva del girone di andata del Campionato.
Al tirar delle somme è stata una stagione negativa e disastrosa per l’allenatore Zavettieri subentrato a Pagliari che, a nostro avviso, avrebbe dovuto essere richiamato quando ci furono i campanelli d’allarme...
I numeri finali dicono questo:
Dopo 38 gare L ‘Aquila ha vinto 14 volte, pareggiato 12 e perso 12. 40 le reti realizzate e ben 36 quelle subite.
Quale futuro?
L’Aquila si dovrà rifondare: partendo con un nuovo allenato (si fa il nome dell’ex teramano Cappellacci ) impostando una seria programmazione con un settore giovanile sinora trascurato da chi avrebbe dovuto dargli maggiore importanza confermando gli elementi più affidabili dopo una valutazione seria ed intelligente.
Certamente lo spogliatoio aquilano è andato in tilt durante la fase più delicata del Campionato e le conseguenze si sono avvertite
La tifoseria rossoblù si è sentita giustamente tradita e molte cause si addebitano al DS Di Nicola che da sette anni ha messo le radici all’Aquila e non vuole mollare la presa, nonostante ai più non dia alcuna garanzia.
Rifondazione della squadra, nuovo tecnico, acquisti oculati e mirati, facendo tesoro degli errori commessi, ecco alcuni ingredienti per poter ridare all’ambiente fiducia e serenità.
Occorre però che il Presidente Corrado Chiodi e i suoi collaboratori più fidati diano una vera svolta a tutto ciò prendendo le decisioni più pragmatiche ed efficienti possibili.
Un Campionato costato quasi tre milioni di euro che non ha dato alcun frutto positivo
se non quello dell’amarezza e della delusione in tutti coloro che, vivendo in un territorio massacrato dal terremoto, speravano in una possibile ”revanche” o riscatto sportivo-sociale.