IL CALCIO OGGI: UN GIOCO PER I TIFOSI UN AFFARE PER I DIRIGENTI FURBASTRI
07/04/2015

Riciclaggio di soldi mediante sponsorizzazioni, partite truccate, scommesse clandestine e legali, fondi neri, totonero e doping: questo il grande affare del calcio sporco.
Dalla Lombardia al Lazio, la Campania, la Basilicata, Calabria, la Puglia, l’Abruzzo e con un radicamento profondo nell'isola siciliana, è tutto un malessere che fa ricchi i dirigenti “furbastri”.
Il nostro campionato di calcio è diventato una “grande abbuffata”, i risultati delle partite pare che si decidano dappertutto, tranne che sul campo.
Le partite di calcio, a volte, sembrano dei teatrini, organizzati per gli ingenui tifosi che credono ancora nella favola del gioco corretto e si sobbarcano a grandi sacrifici per seguire la propria squadra sia in casa sia in trasferta.
L’inquinamento etico dei calciatori e di parecchi dirigenti è molto diffuso: il calcio italiano è controllato da varie organizzazioni criminali e il riciclaggio del denaro attraverso il calcio è cosa nota. Il calcio va verso il baratro e corre il rischio di essere distrutto dal “calcio scommesse” che è uno dei poli su cui la nuova criminalità indirizza i suoi affari.
Il rischio che la malavita in giacca e cravatta faccia affari sul calcio è ormai più che una sensazione.
Attraverso partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome, le mafie hanno messo le mani sul mondo del calcio e molte società, specialmente di piccolo medio calibro sono diventate delle lavanderie.
Oggi i clan operano attivamente e controllano il calcio scommesse, condizionano le partite, usano il calcio per cimentare legami della politica, riciclano soldi. Per essi le squadre sono una garanzia di visibilità, un mezzo per controllare il territorio.
E oggi, più che mai, essi condizionano le partite, usano lo sport per rinsaldare legami con la politica, creano fondi neri, speculano sulle plusvalenze, manovrano decine di contratti in entrata e in uscita, hanno sui libri paga giocatori che non sono mai scesi in campo nemmeno per gli allenamenti, riciclano soldi.
Molti dirigenti dicono che fanno sacrifici e che sacrificano il loro tempo che essi non possono dedicare alle loro aziende e alle loro famiglie, però fanno sempre a gara per avere una poltrona da presidente: Possedere una squadra di calcio rappresenta in tante realtà un fiore all'occhiello, una testimonianza di prestigio e, soprattutto, strumento di controllo del territorio.
Partite aggiustate, vorticoso giro di scommesse in mano alla criminalità. Un gioco semplice: si punta dieci, s’incassa mille. Soldi che le mafie investono nell'edilizia, nei grandi appalti, nella droga.
Siamo davanti a un affare silenzioso e invisibile e spesso i tifosi sentono che certe partite sono “chiacchierate” ma non hanno prove. I bookmaker spessissimo accendono la “lampadina rossa” e non accettano le scommesse su certe partite. Mi hanno detto e confermato che anche la partita Pescara Brescia, intorno alle ore diciassette del giorno della gara, per certe puntate anomale, ha visto l’accensione della lampadina; in molti hanno sentito a Pescara puzza di bruciato, forse perché pensar male, è facile ed è peccato… ma ai tifosi è rimasta solo la sensazione della beffa subita. E gli stessi tifosi, sempre più insistentemente, si chiedono perché la Gea è così presente a Pescara, perché lo è il signor Mesa, chiacchierato duramente nelle sue regioni di lavoro… E, senza dubbio, se lo chiedono anche alcuni componenti della società che hanno visto il loro presidente decidere da solo certe scelte e certi “abbinamenti”.
Le notizie delle scommesse rovinano l'immagine dello sport più amato dagli italiani e ci sarebbe bisogno di recuperare una dimensione etica in questo sport così amato, per non tradire le speranze di tutti quelli che credono ancora nei valori dello sport e della fede per i propri colori.