CHE BRUTTO MODO DI VIVERE IL CALCIO.
25/03/2015

Che brutto modo di vivere il calcio.

Non voglio fare come i “vecchi” che ricordano sempre i bei tempi andati, perché, in verità, anche quelli erano criticabili. Però, ora, stiamo toccando il fondo: a Catania minacce di morte al presidente, a Pescara i tifosi divisi e belligeranti gli uni contro gli altri armati di tastiere PC, i giornalisti che, invece di proporre i loro pensieri basati sulle analisi dei fatti calcistici, secondo scienza e coscienza, battono in favore del vento che li sostiene.
Che brutto modo di vivere il calcio, di partecipare a una passione che dovrebbe alimentare gioia e voglia di vivere e che, invece, si trasforma sempre più, in occasioni di astiosi atteggiamenti.
Dei tifosi mi sorprendo meno perché essendo “passionali” e, quindi di parte, fanno, in definitiva, il gioco del loro schieramento.
Mi sorprendono, invece, i dirigenti che, malati di protagonismo, appena vincono una partita, si scagliano rumorosamente contro chi li ha criticati, dimenticando che la critica vive e si realizza nell’istante in cui è esercitata e si chiude con quel fatto preso in esame. E’ chiaro che, se fatti successivi, presentano altre realtà, anche la critica cambia e questo non significa incoerenza ma rispetto della verità.
Mi sorprendono quei giornalisti che, invece di raccontare la verità fatta di analisi realizzate sulla base della loro cultura calcistica, spendono e sprecano le loro energie intellettuali per denigrare o per tentare di limitare il prestigio altrui.
Che brutto modo di vivere il calcio.
Prima c’erano tifosi che si “tassavano” per sostenere la squadra, ora sono in evidenza quelli che “tassano” la società per dare il loro contributo di tifo. Per fortuna, però, ci sono ancora molti tifosi che sono spinti da passione vera e sono la base su cui si regge ancora il calcio.
Prima c’erano i dirigenti mecenati che sostenevano la società con il loro patrimonio personale, oggi ci sono i dirigenti che realizzano il loro patrimonio personale lucrando sulla fede dei tifosi.
Prima c’erano i giornalisti poeti e scrittori che ci raccontavano le epopee calcistiche insegnandoci la cultura dello sport in generale e del calcio in particolare, ora ci sono i giornalisti reggi microfono e i treppiedi umani pronti a sostenere il padrone di turno.
Che brutto modo di vivere il calcio.