COME HA FATTO A CONQUISTARE LA POLTRONA PIÙ AMBITA NEL MONDO DEL CALCIO NOSTRANO?
17/02/2015

Sto lavorando su una nuova edizione della storia della Pescara Calcio prendendo in esame soprattutto i numeri, le formazioni, le società che si sono avvicendate dal 1936 a oggi.
Di alcune stagioni calcistiche sono stato informato direttamente da vecchi atleti della Strapaesana che mi hanno onorato della loro amicizia; dal 1948 a oggi sono stato testimone diretto e indiretto delle vicende biancazzurre che ho seguito, sempre, con passione, anche quando il lavoro giornalistico mi vedeva impegnato altrove.
Rivedere volti di personaggi che ora non ci sono più, e che hanno dato lustro alla nostra bandiera calcistica, mi ha portato a fare delle considerazioni su questa presidenza attuale:
Non ha lo spessore umano di un Galeota, né lo spessore di un Sabatino Di Properzio, n la capacità di un Marinelli, né la forza morale di uno Scibilia, né la capacità di conquistare il cuore dei tifosi di un Caldora.
Come ha fatto a conquistare la poltrona più ambita nel mondo del calcio nostrano?
Me l’hanno chiesto in molti, e cerco di dar loro una risposta, e di darla anche a me stesso, cercando di essere il più concreto possibile, considerando la difficoltà che si può trovare nel tratteggiare gli aspetti caratteriali di un uomo dal “multiforme aspetto”.
Partiamo dalle origini o quasi del suo rapporto con il calcio considerando che le sue passioni originarie erano il ciclismo, come dirigente e appassionato, e il calcio come praticante con scarse attitudini.
Si è ritrovato in un gruppo di forti personaggi come De Cecco, Caldora, Edmondo e altri. Ha fatto le sue esperienze all’ombra di queste realtà e lo ricordo impacciato e piuttosto timido nei salotti televisivi in cui era molto spesso invitato per la benevolenza di Enrico Rocchi.
Cerco di andare veloce dato il relativo spazio a disposizione: Nelle more dei vari movimenti societari, si è ritrovato a gestire una operazione con la quale De Cecco avrebbe voluto dare alla Pescara Calcio un impianto per fare scuola di calcio e per costruire una realtà giovanile calcistica che potesse rappresentare il futuro biancazzurro.
C’era una scadenza da rispettare ma il nostro uomo, esperto di manovre finanziarie, tergiversava dicendo che per il Pescara non era il momento economico idoneo e il dottor De Cecco, per indurlo a rispettare date e scadenze, si lasciò prendere dal suo carattere particolare che è piuttosto “fumantino” e fece alcune azioni che gli alienarono la simpatia dei tifosi che lo chiamarono “Zio forbicione” per il taglio della luce, volgarmente detto, che doveva essere solo una pressione in più per il ragioniere che, invece, furbescamente, innestò una serie di azioni che portarono il più giovane dei De Cecco a mandarlo all’altro paese e a lasciargli a costo zero una eredità calcistica molto importante rendendosi anche colpevole agli occhi dei disinformati tifosi.
A De Cecco seguirono le dimissioni di Caldora e Edmondo che dissero chiaramente, anche se i lecchini del neo presidente non lo rilevarono, che con un personaggio simile non avrebbero voluto dividere nulla anche perché lo spirito con il quale avevano iniziato il percorso societario era stato distrutto e i sistemi posti in essere in quei giorni dal ragioniere erano lontani dalla loro concezione di un rapporto societario.
Naturalmente Sebastiani non avrebbe potuto fare da solo il presidente se non avesse saputo come trovare soldi a iosa con delle cessioni importanti e con delle operazioni di cui i Raiola, la Gea, Mesa ed altri erano e sono maestri.
Insomma, come dicono i napoletani, “Trasuto e sicche e se mise e chiatto” cioè è entrato piano piano, senza dare nell’occhio, poi si è preso tutto lo spazio o l’attenzione.
Essendo molto furbo, e reso esperto dal mondo finanziario che lo ha visto interprete attivo per molti anni, aveva intuito le aperture che la presidenza avrebbe potuto dargli e, soprattutto i vari agganci personali, tecnici ed economici che mai avrebbe potuto avere se non con la presidenza della Pescara calcio.
Intanto aveva inserito nella corte alcuni amici fidati e, quelli che non erano docili ai suoi indirizzi, o sono stati allontanati, o messi in condizione di disagio.
Per sostenere questa sua ambizione e, soprattutto, questi suoi nuovi mercati, aveva necessità di avere la comunicazione al suo servizio: presto fatto. Due pacche sulle spalle, metaforicamente parlando, ed ecco che alcuni tra quelli che fanno opinione, vista la massiccia presenza di salotti televisivi, sono stati “istruiti”, così come anche alcuni rappresentanti della tifoseria organizzata.
Chi non è con lui è contro di lui e, se non riesce a eliminarlo, sempre metaforicamente parlando, alza dei polveroni accusandolo di avercela con lui ad personam.
Una storia troppo nota per prenderla in considerazione.
E’ che con i suoi metri di valutazione, non riesce a comprendere proprio che si possa amare e rispettare il proprio ruolo senza aver la voglia di una pacca sulla spalla.
Quando le grosse entrate saranno state indirizzate, quando non ci sarà più da mungere, vedrete che troverà il modo per “incavolarsi” e andarsene sbattendo la porta…
Una storia troppo conosciuta per sorprenderci.