LETTERTA APERTA A SEBASTIANI
15/02/2015



Signor Sebastiani, i miei articoli, in questi tre anni della sua gestione, sono stati pubblicati sempre in anticipo sui risultati da Lei ottenuti, perché fa parte del mio carattere di giornalista dire le cose che penso quando una mia critica può essere utile. Quando la frittata è stata fatta lascio il campo ai salottieri, a coloro che contrabbandano un loro commento per una pacca sulla spalla…
Certo non è facile farlo, rischio, a volte, di sbagliare una valutazione, ma è sempre meglio fare piuttosto che rimediare in qualche modo, più o meno, servile.
Del suo operato ho scritto molto e Lei, e anche i suoi zerbini, invece di capire i suggerimenti e di metterci mano, ha solo e sempre tentato, in varie sedi, di denigrare il mio lavoro. Un atteggiamento dilettantesco e che evidenzia la sua arroganza che è frutto di successi acquisiti in altri campi (finanziari, leasing, mutui, prestiti…) che hanno fatto di Lei un personaggio tipico dell’uomo fattosi da solo, di chi si è fatto una posizione con il proprio lavoro, partendo dal nulla e senza l'aiuto di altri.
Questo porta, quando si è sostenuti dalla intelligenza e dalla cultura, a rendersi conto dei grandi valori di cui si ha la disponibilità, e di utilizzarli per la propria e l’altrui felicità. Quando invece, questo successo poggia sul nulla, restano solo le disponibilità economiche e la povertà spirituale che inducono a fare passi sbagliati in settori che non sono quelli del successo iniziale. Lei pensava di poter trasferire nel mondo del calcio i suoi sistemi usati nelle operazioni di intermediario finanziario, e ha sbagliato.
Grosso errore che sta facendo pagare ai tifosi.
Ciò che ancor offende i tifosi, però, è il notare come queste esperienze negative non le abbiano insegnato nulla. E, particolarmente, a molti, che amano visceralmente la Pescara Calcio, offende non tanto il fatto che li ha umiliati costringendoli a subire una stagione di serie A da incubi ed una successiva serie B da peracottari, ma l’aver distrutto lo spirito biancazzurro della tifoseria.
I Biancazzurri erano una realtà coesa, compatta granitica che si faceva valere in ogni parte d’Italia e che, in casa aveva la forza di far riflettere i dirigenti e di salvarli in più di una occasione dagli attacchi esterni. Lei, invece, utilizzando nel mondo del calcio alcuni dei sistemi usati nei suoi ambienti professionali, ha frantumato questa ricchezza polverizzandola e parcellizzandola certo di poter continuare a fare i suoi comodi. Si ricordi, però, che non c’è nulla di più pericoloso di un servo deluso. Chi l’ha colpevolmente sostenuto in questi tre anni, le presenterà un “conto salato” che non sarà in grado di pagare, perché non si valuta in euro, e la sua caduta sarà molto rumorosa.
Ai disastri tecnici fatti (acquisti inanellati solo per fare plusvalenze e raccattare premi di valorizzazione, cessioni assurde e tanti altri misfatti calcistici che ho ben evidenziato in questi mesi) in qualche modo si potrebbe rimediare anche a breve, se Lei ne avesse la volontà, ma il terremoto che Lei ha provocato smembrando la tifoseria biancazzurra, ci vorranno molti sacrifici e l’impegno di altri personaggi del Direttivo che Lei, invece, colpevolmente, e morbosamente, ha tenuto in disparte, geloso di un feeling con l’ambiente che Lei, caratterialmente, non potrà avere mai.
Nel fare il mio lavoro giornalistico, mi sono scontrato con la sua iattanza in più di una occasione, ma continuerò a farlo convinto che basta anche una sola voce per far ridurre il male.
Lei, oggi, è il male della Pescara calcio. Potrebbe ancora ravvedersi e rimediare, ma dovrebbe spogliarsi della sicumera che ostenta e fare quei due passi necessari per risollevare una stagione che è ancora salvabile. E si ricordi, ragionier Sebastiani, che il nemico non è chi la critica, ma chi l’adula con lingua ingannatrice.