SONO IN TANTI A TRADIRE LO SPORT
09/02/2015

Parto dal presupposto che lo sport è un universo sociale complesso e che tra i suoi fini più significativi può esserci il semplice alimentare una passione comune, che può trasformarsi in una grande forma di partecipazione civile.
Questa partecipazione è vissuta in vario modo. Il tifoso che fa enormi sacrifici per seguire la squadra del cuore e il capitalista che sfrutta questa emozione, questa passione, questa partecipazione.
Lo sport moderno è nato e si è affermato in un contesto storico e sociale che premia la cultura del successo: ne deriva una visione dello sport che sacrifica l’elemento del gioco in favore del risultato, che va raggiunto a qualunque costo, anche per gli interessi economici ad esso legati.
In merito agli interessi economici è significativa l’affermazione del direttore della WADA, l’agenzia mondiale antidoping, David Hoffman che, nel suo ultimo rapporto, ha affermato: “La malavita controlla scommesse e doping ed è implicata nel riciclaggio del denaro sporco e nella corruzione”.
Sempre più professionisti vivono di sport: medici, procuratori, giornalisti eccetera. Ciascuno può contribuire, per la propria competenza, a far sì che la dignità umana sia apprezzata più di ogni altra cosa, contro ogni tentativo di fuga verso la vittoria a tutti i costi, che si chiami doping farmacologico o economico, che si chiami mercificazione del corpo o mancanza di rispetto per le potenzialità umane come per le sue fragilità. Un ruolo decisivo e perciò delicato, è quello dei mass media.
Chi opera nel mondo della comunicazione sportiva ha oggi una responsabilità enorme nel difendere i valori dello sport e di ciò che esso rappresenta per la tifoseria.
Invece che succede? Succede che sono in molti a tradire questa responsabilità: Succede che alcuni imprenditori hanno trovato la maniera di arricchirsi in modo sfacciato, sfruttando la passione dei tifosi, aiutati in questa negativa opera, da alcuni giornalisti che, sia per interessi propri, sia solo per stupidità e vanagloria, si sono messi al servizio del padrone di turno cercando di far passare per operazioni valide di mercato, quelle che sono state delle autentiche “marchette” per far soldi sulla pelle dei tifosi stessi.
Succede che mercanti della passione sportiva alimentano operazioni che sono soltanto fumo per coprire altre operazioni che servono ad alimentare le loro casse private e a far da lavanderia per operazioni quantomeno “strane”. Succede che tra i tanti movimenti fatti solo alcuni hanno il crisma della necessità tecnica, altri, invece, sono serviti a spostare denaro da una cassa ad un’altra…e tutto ciò con il beneplacito e con il colpevole consenso di chi dovrebbe, invece, controllare e denunciare.
Il risultato? Che alcuni operatori economici si arricchiscono, che molti tifosi si “incazzano” e abbandonano, che alcuni operatori della informazione vivono a un livello superiore a quello che i loro stipendi potrebbero consentire.
Quando il danno è stato fatto, sento dire, con faccia tosta incredibile, “Dobbiamo riconquistare il pubblico”.
Buona l’intenzione, peccato che arrivi in ritardo a confermare un detto: le strade che portano all’inferno, sono piene di buone intenzioni mal indirizzate.