IL GATTO HA NOVE VITE...
25/01/2015

Per i tifosi biancazzurri è di rigore la doccia scozzese: si accende e si spegne l’entusiasmo con una ricorrenza micidiale.
Senti gli attori delle gare e ascolti frasi tipo: “Dovevamo essere più cattivi… Ci vuole più cinismo… Ci ha danneggiato un episodio… “ E via di questo passo esaltando la vacuità dei discorsi e l’incapacità di analizzare nel profondo la situazione.
Orbene, non sono un mago, né un maestro (come alcuni colleghi amano dirmi salvo poi denigrarmi tutte le volte che possono, lontani però da me…) ma sono soltanto un giornalista libero che studia, analizza, e discute delle questioni del Pescara senza condizionamenti e senza servire il padrone di turno che, poi, è anche irriverente e poco grato ai suoi lacchè che, in privato, sbeffeggia aspramente.
Il Pescara ha pagato all’inizio una ricca campagna acquisti che, però, non aveva i giusti equilibri e il tecnico preposto non aveva la giusta esperienza per porvi, rapidamente, rimedio. Dopo una ventina di partita si è trovato il rimedio tattico che, però, è stato sfilacciato dalla cessione di Maniero che, pur non essendo un fulmine di guerra, esaltava le doti di Melchiorri.
Ora il Pescara sta pagando per la gestione patronale di Sebastiani che non è un tifoso ma un “mercante del calcio”. I suoi movimenti non tendono a fare forte il Pescara in assoluto per la conquista di un traguardo, ma servono a fare movimenti in vista di future acquisizioni di premi di valorizzazione, di benefit vari, di plusvalenze di vario genere.
Sebastiani, basta fare un po’ mente locale, si è trovato inserito in un gruppo di soci capace di dare al Pescara la serie A, furbo come un gatto, ha colto le occasioni giuste, si è liberato dei compagni di cordata, fidando su delle entrate che sarebbero state prestigiose, e, unico tra tutti i presidenti biancazzurri, da Vetta in poi, non ha dovuto toccare alcunché del suo patrimonio personale, e ha gestito, a modo suo, il grosso capitale arrivato dalle cessioni.
I successi economici gli hanno consentito di fare la sua felicità e quella di alcuni soci meno fortunati nel periodo che stiamo trattando, e, certo di poter fare e disfare a modo suo, non ha mai tenuto in giusta considerazione Pavone e Repetto e nemmeno ha rispettato i soci del CdA a cui ha sempre imposto le sue scelte considerando che se le cose andavano bene, il merito era tutto suo, e se andavano male, con l’appoggio dei treppiedi umani, avrebbe scaricato le colpe sui suoi soci, creando non poche irritate situazioni all’interno della società.
Si sa che l’arroganza porta a delle esasperazioni, si sa anche che il delirio di onnipotenza porta a delle esagerazioni e, furbo e dinamico come un gatto, pensa di poter salire sul ramo più albero come un gatto, per la precisione, ma non sa che più in alto si va più è facile cadere e se succede al gatto, ha nove vite… lui, no!