IL CALCIO È DIVENTATO LO SPORT PIÙ AMATO DALLE MAFIE.
13/01/2015

Il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie. Questa l’amara realtà di oggi.
Il sistema delle organizzazioni criminali è molto semplice. Queste tendono a truccare le partite, scaricando sui risultati grosse cifre, per poi incassare somme molto più grandi. Cercano di farlo soprattutto sulle partite non di cartello e in quelle società dove i calciatori sono più esposti alle tentazioni. Non girano grosse somme e spesso le società fanno fatica persino a pagare gli stipendi.
Nelle piccole città, e soprattutto nel meridione, il calcio ha una grande importanza sociale. Attorno ad esso si coagulano entusiasmo puro e, a volte, ingenuo e interessi significativi per quel contesto.
Nonostante la tremenda crescita del mercato nel suo insieme, molti club sono in pesante crisi finanziaria e le loro difficoltà li potrebbero costringere ad accettare fondi di soggetti di dubbia provenienza. Così ci sono molti rischi che club indebitati non facciano molte domande quando si presenta un nuovo investitore. I prezzi per i giocatori, che possono sembrare irrazionali e difficili da controllare, con trasferimenti effettuati in tutto il mondo, offrono ampie opportunità favorevoli al riciclaggio.
Ecco spiegato perché molti operatori stranieri, con qualche ruzzolone da investire, si propongono per “aiutare” società con poca liquidità, o si appoggiano a dirigenti “vogliosi” di fare cassa sulla pelle dei tifosi sfruttando la loro passione.
E così si arriva ad acquisti e cessioni inconcepibili sul piano tecnico, ma utilissimi su quello finanziario con il giochetto ormai ben conosciuto delle plusvalenze.
Bisognerebbe che i dirigenti stessero con le antenne molto dritte, e allora ci chiediamo perché il presidente Daniele Sebastiani si lasci convincere ad avere come partner la Gea World di Moggi jr ? Moggi ha fatto intendere a Sebastiani come la promozione del marchio di una squadra stia diventando sempre più indispensabile nel mondo del calcio e che c’entra con il Delfino?
Domanda da fare a Sebastiani: Se è vero, come lei dice che Moggi non ha voce in capitolo nei movimenti dei giocatori, ma solo sulla promozione del marchio, si doveva necessariamente rivolgersi a lui? A Pescara un Pomilio non sarebbe stato più che sufficiente, vista la sua caratura europea nel settore specifico, senza dare adito alle insinuazioni e alle illazioni che sono sorte?
Lei agisce da padrone assoluto, e lo fa bypassando i suoi più stretti collaboratori che, a volte, devono sapere dalla stampa ciò che succede.
Domanda: Lo fa perché non si fida dei soci o perché lei si ritiene così bravo da poterne fare a meno? E’ una mossa furbesca per far sì che, se le cose vanno bene, il merito è solo suo, e se vanno male, dice che le operazioni sono state fatte in pieno accordo?
Quando non vuole parlare, dice che i fatti della società sono di stretto interesse dei soci, quando invece vuole pontificare e creare muri difensivi, non fa conferenze stampa, con tutti i rappresentanti delle testate, ma si rivolge solo ed elusivamente a chi le fa da reggitore umano di microfoni. Le pare giusto?
Sempre, quando ha voglia di parlare, lo fa con accomodanti servitorelli che non le chiederanno mai perché ha voluto che entrasse in società Victor Mesa, molto chiacchierato, si fa per dire, nel suo paese e con grosse difficoltà economiche in Spagna, dove il Recreativo de Huelva ha grosse difficoltà finanziarie ed è sotto inchiesta con il suo Ministero del Tesoro cui dovrebbe un debito di oltre 7 milioni di euro? E la ferma posizione del Ministero, che vuole essere pagato, pare abbia portato ad uno stato di blocco economico con tutto il reddito e movimenti paralizzati per la società che presenta un direttivo con il presidente Pablo Comas-Mata Mira e solo come consigliere Victor Mesa?
Quali garanzie e quali sicurezze le ha dato Mesa? Anche questi sono solo fatti suoi?
I suoi lacchè non le chiederanno mai come sono state spese e investite le grosse cifre guadagnate con Verratti, Quintero, Weiss e con tutte le altre operazioni intercorse sempre con la sua regia, o anche questi sono solo fatti suoi?
Lei parla sempre di trasparenza, perché non dice quanto è previsto come suo compenso annuo per il tempo che dedica al Delfino? O anche questo è un suo fatto privato?
E poi, visto che lei è un manager di grosso respiro, non si rende conto che la sua società, in quanto a comunicazione con l’esterno, fa semplicemente ridere confermandosi sempre inadeguata con un Ufficio Stampa presente solo di nome?
Insomma, presidente, si rende conto che la sua tronfia maniera di gestire il Pescara le sta alienando molte simpatie e non è possibile che lei si ritenga soddisfatto solo perché battono le manine alcuni interessati lecchini.
E certo non le basterà riguadagnare la fiducia della tifoseria accusando chi le scrive di attaccare il suo operato perché spinto da altri.
Questa sua affermazione chiarisce ancor più la sua iattanza e dimostra come non sa distinguere un giornalista da un tirapiedi.
I tifosi sono stanchi di essere presi per i fondelli: frasi irriguardose che lei libera senza freno, politica dei prezzi assurda, beneficienza fatta aumentando i prezzi dei biglietti… e ci sarebbe ancora molto da dire, ma aspettiamo che qualcuno dei suoi “treppiedi” si ravveda e cominci a fare le giuste domande a lei per informare i tifosi e non a cercare di pulirsi il naso marrone tentando di intaccare il valore professionale di chi in tal modo l’ha definito.