A VOLTE È LA SQUADRA CHE FA L’ALLENATORE…
16/12/2014

“Non cerco scuse, però abbiamo avuto 107 assenze…”
E’ tenero Baroni. Me lo ricordo difensore nella Fiorentina, Udinese, Roma, Lecce Napoli, Bologna, giusto per citare le squadre maggiori e nella nazionale Under 21. Lo ricordo allenatore in diverse società di C2, Rondinella, Montevarchi, Carrarese, fino ad Ancona. Ha fatto molta gavetta e delle esperienze utili. La maggior parte dei tifosi ricorda solo la Primavera della Juventus e dice che manca di esperienza. Di Lanciano dicono che ha avuto fortuna…
Certo, la fortuna è una componente molto importante nella vita di un uomo, specie di un allenatore di calcio, ma a Lanciano ebbe la fortuna di trovare nei Di Maio una società positiva, ciò che non ha trovato a Pescara.
Forte del suo buon campionato lancianese era certo di poter fare meglio a Pescara: non aveva fatto i conti, però, con Daniele Sebastiani.
Chi ricorda le sue interviste nel periodo del mercato e le sue dichiarazioni, sa perfettamente che non è stato accontentato e che le sue richieste sono cadute nel vuoto.
Sto giustificandolo? No. Dico come stanno le cose e ripeto che, comunque, ha avuto una rosa molto ampia, dei giocatori importanti, e non ha saputo raccapezzarsi in quel bailamme e non ha saputo trovare la formazione base. Troppi cambi, poca sicurezza nelle scelte, impaurito dall’ambiente: tifosi esigenti e molto diversi da quelli di Lanciano. Una stampa che pende dalle labbra del presidente e che, se nota che lo sta in qualche modo scaricando, gli dà il colpo di grazia.
Mi direte, ma il ragionier Sebastiani lo ha sempre difeso: a parole, e anche per convenienza perché non avrebbe mai voluto tirar fuori un altro stipendio, anche se ha avuto la fortuna di vedere Pasquale Marina accasarsi e liberarlo di un peso economico non indifferente.
Marco Baroni si è accorto che deve fare i conti con una tifoseria che sa apprezzare il buon calcio e che si ritrova con gusti raffinati dopo gli anni di Cadè, Galeone, Zeman. Sa che deve fare i conti con un presidente che non dice sempre quello che pensa e che spesso lo fa spinto non da una filosofia calcistica ma da scelte prettamente mercantili.
A sue spese sta capendo che molto spesso è la squadra che fa l’allenatore e non viceversa. Fior di tecnici se non sostenuti da valori equilibrati e autentici dei vari elementi ci hanno rimesso le penne. Trapattoni, ritenuto il tecnico più rappresentativo del calcio italiano del dopoguerra, oltreché uno dei teorici e massimi interpreti della Zona mista, schema tattico che coniuga le caratteristiche di catenaccio e calcio totale; è l'allenatore italiano più vittorioso a livello di club nonché uno dei più titolati al mondo, eppure a Cagliari (stagione 1995-96) dovette arrendersi perché aveva una rosa da gestire tipo quella biancazzurra: poco equilibrata.
In Italia viviamo di frasi fatte e di scopiazzamenti anche a livello critico: pertanto oggi una squadra vince per un’invenzione da campione di un giocatore, e l’allenatore passa per essere un mago. Soffocato dalla incapacità della sua formazione di reggere il passo degli avversari, fa un cambio e questi, appena entrato, segna un gol fortunoso, e lui passa per essere un mago. La critica, poi, non fa che presentarci giardini di fiori assurdi, parlo di espressioni che dovrebbero essere tecniche e che sono soltanto consumo di parole usate perché sentite da qualcun altro ed è piaciuto il suono della parola stessa… insomma un dilettantismo esasperato e imperante di dirigenti e cronisti aggreppiati, per non parlare di addetti stampa incompetenti, con il quale l’allenatore deve fare i conti.
Certo, Baroni deve riconoscere di aver fatto diversi errori, ma gli altri non l’hanno di certo aiutato a far meglio.