IL PESCARA PAGA PER VECCHI ERRORI
23/11/2014



Dopo le due vittorie, Brescia e Frosinone, c’era da aspettarsi una buona prova a Modena anche perché la squadra locale ha dei problemi di fondo che la rendono abbastanza vulnerabile se attaccata con decisione e con idee chiare.
Il Pescara, invece, si è presentata senza convinzione, con idee piuttosto confuse, con una formazione di base che non era la migliore, si è dimostrata vulnerabile per le scelte inopportune di Baroni, si è confermata ancora una volta sottomessa alla filosofia mercantile di Sebastiani.
Insomma, per dirla in breve il Pescara paga per vecchi errori.
Chi ha avuto la pazienza e la costanza di seguirmi in questi miei scritti sul Delfino sa perfettamente a cosa mi riferisco: da agosto scrivo che nel Pescara ci sono due filosofie di gestione, quella che fa capo a Sebastiani, che guarda agli affari e quindi predilige scelte come Appelt che deve giocare perché ci sono in ballo dei soldini, e quella che fa capo a Danilo Iannascoli che predilige l’aspetto calcistico e sportivo e che vorrebbe un altro indirizzo tecnico.
Chi ha in mano, però, il sigillo del potere è Sebastiani e allora si fa come dice il padrone. E così fa anche Baroni che è costretto a far giocare l’evanescente centrocampista che oltre a qualche sprazzo di giocata nulla dà all’economia del gioco specie quando c’è da lottare e contrastare in mezzo al campo.
Altro errore che paghiamo è la rosa che è stata formata pensando al 4-3-3 con giocatori che, singolarmente presi, sono bravi, ma che erano inadatti al modulo; dopo tanti cambiamenti e arrangiamenti di posizioni, il mister è arrivato a capire che il centrocampo aveva bisogno di un uomo in più e ha optato, finalmente, per un 4-4-2 che potrebbe anche evolversi in un 4-3-1-2 laddove pensasse di usare il trequartista alle spalle di Maniero e Melchiorri.
Il Pescara ha sedici punti in classifica, tre in meno rispetto allo scorso anno che pure fu un mezzo disastro. Andando di questo passo, finiremo in una classifica anonima e di poco conto sempre che non si faccia il tonfo dopo gennaio se la filosofia mercantile del presidente non porti a vendere qualche giocatore del quale dirà: Non potevamo precludergli la possibilità di fare il salto di categoria…
Insomma, per non soffrire più di tanto, sarebbe opportuno pensare più al gioco che agli affari, più ai tifosi che ai clienti, e sentire un po’ di più anche il pensiero dei soci che non dovrebbero essere considerati solo dei numeri per completare il CdA e chiamati a condividere solo quando ci si trova in difficoltà.