PER IL BENE DEL PESCARA, SEBASTIANI FERMATI!
25/10/2014

Oggi i primi a sputare veleno sul Pescara sono i “nasi marroni” perché sentono di essere stati scoperti dalla massa pulita dei tifosi e temono di dover pagare questa operazione di lecchinaggio prima di aver “riscosso” quanto promesso da chi da tempo inanella bugie su bugie.
Il capitano Guana lascia anzitempo con una motivazione che suscita perplessità. Subito dopo arriva il 5-0 con una squadra di discreta levatura ma non eccelsa, come i numeri del campionato dimostrano. La classifica si fa pesante anche se non pesantissima visto che la vetta è a soli nove punti.
Ora, i frastornati tifosi, si chiedono come ciò sia stato possibile e dimenticano che:
- Undici giocatori, ancorché bravi (non dimenticate che il ragionier Sebastiani si dette otto per la campagna acquisti), se non equilibrati nei vari reparti, non fanno squadre e, quindi, non danno risultati positivi.
- Il presidente è un uomo dalle mani d’oro e dalle capacità eccezionali quando fa il suo lavoro di manovratore di soldi. Avrebbe dovuto continuare a fare quello (trovare sponsor, finanziamenti…) e invece si è messo a fare il tecnico coprendosi con due nomi importanti (Pavone e Repetto) decidendo sempre da solo: Non dimenticate che quando si chiese a Repetto notizie su determinate operazioni di mercato, rispose. “Che ne so, io sto a Trapani, mica a Milano…”.
- Nel mondo del calcio la scaramanzia è un dogma e non si discute più di tanto: ci sono persone che portano sfiga e che farebbero bene a stare lontane dalla squadra, anche se nessuno avrebbe da obiettare per il loro lavoro burocratico amministrativo. E’ un fatto che, dopo la promozione in A, regalatagli con troppa ingenuità da Peppe De Cecco e Soci, Sebastiani ha inanellato una serie di clamorose topiche tecniche, anche se sul piano economico i suoi affari ha saputo farli, e come!
- I tifosi dimenticano anche che Sebastiani ha sempre confermato, con i suoi atteggiamenti, di essere l’unico a comandare e di non saper delegare ad altre persone, pur stimabili e preparate, altre delicate funzioni, salvo poi coinvolgerle quando ha compromesso con le sue scelte le operazioni: come dire che, quando le cose vanno bene “lu fregne è lui”, quando vanno male le colpe sono di Baroni, dei giocatori, dei suoi collaboratori.
Ora, fidando sempre sull’appoggio dei soliti quattro Nasi Marroni, darà in escandescenze e colpirà a destra e a manca presunti colpevoli, certo che faranno in modo di minimizzare, con compiacenti commenti, i suoi grossolani errori.
Fin quando Sebastiani non capirà di dover frenare i suoi bollenti spiriti, di dover dare spazio a chi di calcio ne sa più di lui, e non si toglierà di torno i lecchini, abili a farlo sentire un Cesare e non un Narciso, il Delfino correrà rischi veramente seri.
Tre anni di gestione ricca di nefandezze calcistiche, avrebbero dovuto insegnare qualcosa. Ma non c’è nulla di peggio di chi si sente un padreterno, capace di mettere sotto chiunque, perché lui è un unto del Signore, come dire, “Nu fregne.” Per il bene del Pescara, Sebastiani, fermati!