LA MORTE NON FERMA IL CALCIO (TACCIA E CAPALDI)
21/10/2014


Spettabile Redazione Abruzzoweb,
Ho letto con profonda sofferenza il resoconto del tragico incidente e non trovo parole per esprimere il mio dolore per quanto accaduto e per i drammi umani che il fatto determina.
Ma sono a dir poco esterrefatto per tutto ciò che riguarda sia la continuazione della partita di calcio sia per le motivazioni elencate; perché invece di parlare della richiesta di interventi a Tavecchio qualcuno non si chiede come mai e per quale maledetto motivo pur avendo sentore, per non dire la certezza, che qualcosa di spaventoso era successo a pochi metri, solo ad un paio di persone, tra i 22 in campo, quelli in panchina, gli allenatori, i dirigenti, addetti vari, e magari anche qualche spettatore è sembrato opportuno smettere.
Troppo comodo prendersela con l'arbitro quando credo che tra tutti gli altri presenti ci fosse ben più di qualche ''adulto'' che avrebbe dovuto, anche con un'azione plateale, impedire che si continuasse, fregandosene di conseguenze, penalizzazioni e baggianate della specie.
C'è da rimanere senza parole nel sentire che l'arbitro può sospendere la gara solo per motivi di ordine pubblico (anmmesso che poi un arbitro sia in grado di valutarne la portata).
Qualche tempo fa l'ex calciatore Birindelli, contravvenendo a tutte le norme federali di questo mondo ''sospese'' da solo una partita per la maleducazione e le intemperanze di alcuni genitori che assistevano alla stessa, ritirando la squadra.
Non credo che si sia data molta pena per l'immancabile e ridicola punizione inflittagli dagli organi federali, mentre sono certo che il messaggio ricevuto dai suoi ragazzi e anche dagli avversari valga più di ogni commento.
Cordialissimi saluti
Franco Taccia

Carissimo Dante, non ce l'ho fatta a tenermi dentro il disgusto e mi permetto di inviarti copia di quanto ho scritto agli ''amici'' di abruzzoweb. Però ti dico che mi rivolgo all'amico ''EDUCATORE'' per pregarlo, se lo ritiene opportuno di intervenire sulla questione molto più qualificatamente. Non è possibile parlare di civiltà, di educazione, di fair play e poi risolvere tutto sentenziando che in fin dei conti doveva essere un ''pischelletto'' di arbitro a decidere il da farsi e proponendo l'intervento di Mr. Tavecchio, quale ''novello Monsignor Della Casa'' del calcio e della società. Mentre dagli spalti c'è qualche bastardo che rischia di accecare i calciatori col laser e nessuno fra chi è vicino lo prende a calci nel culo. Ma ci voleva tanto a entrare in campo e con le buone o le cattive far sospendere la partita?
Scusami ancora. Un abbraccio
Franco

Carissimo Franco,
capisco la tua rabbia e il tuo risentimento per l'episodio di cui parli e che ha lasciato costernati e addolorati tutti noi sia come educatori che come PADRI DI FAMIGLIA .
Ho fatto vari corsi agli allenatori, negli anni passati, e tutti conoscono i miei concetti e le mie solide raccomandazioni che facevo ai futuri allenatori delle giovanili a livello pedagogico, sociale e psicologico.
Questo che dico, non viene fatto, né attuato, da quanto mi risulta, nei Corsi per arbitri. Ed è una grave carenza!
Se ciò, al contrario si realizza, non c'è dubbio che la regola è stata infranta da quel tizio che tu chiami ''pischelletto''.
Indubbiamente questo soggetto, al di là ''della imbottitura dei crani'' a livello di regolamenti e carte federali, non ha avuto alcuna sensibilità per un grave incidente che nei pressi del Campo sportivo di San Gregorio si era verificato, sfociando in una vera e propria tragedia con una bimba di dodici anni che la sorte ha voluto colpire, dopo che aveva trovato scampo sei anni fa durante il terribile sisma.
E ciò va unito al dolore della mamma che pure versa in gravi condizioni in seguito al terribile impatto.
Il pischelletto ha continuato a dirigere una partita, senza senso, in contrasto con quanto era accaduto nei pressi del campo sportivo dove si continuava a gridare, inveire e a esaltarsi quando si segnavano dei gol (mi sembra che in tale partita ne siano stati segnati sei)
Dunque analfabetismo strumentale e spirituale quello evidenziato da una giacchetta nera che, con il fischietto in bocca si sentiva lui il Padreterno della situazione''
Io vengo dalla scuola arbitrale di Arbitri Benemeriti che si chiamavano Tani, Bucchiarone, Panella, Franco Capaldi.
Loro non avrebbero mai permesso una pagliacciata del genere.
Prima di tutto il rispetto. La prevenzione e in casi del genere, anche se paradossalmente il regolamento non lo avesse consentito, bisognava dare il triplice fischio, sospendere la gara e magari giocarsi anche la... carriera, tenuto conto che stranamente questo non viene previsto dalle Carte federali.
Ma lo scempio che abbiamo potuto osservare, grida vendetta davanti a Dio, visto che sono più importanti gli schiamazzi e le grida ossessive che non il raccoglimento e lo stop davanti alla morte.
E davanti alla Morte c'è solo il silenzio!
Oggi, carissimo Franco, nella prima pagina del Centro, di spalla, c'è un servizio firmato da Massimiliano Pieri il Vicepresidente del San Gragorio che nel titolo dice: ''Quella partita andava fermata. Caro Tavecchio lasciacelo fare'' nel quale Pieri è d'accordo, mettendo in risalto la scena straziante di una bambina che perde la vita, sua mamma ferita, a pochi metri da un campo di calcio, silenzio rotto dalle lacrime delle suore e dalla commozione dei tanti presenti.
Voleva ritirare la squadra, Pieri, ma NON l'ha fatto.
Ha tentato il Prof Antonello Passacantando, mio Allievo all'Ex Isef dell'Aquila, e oggi Coordinatore regionale di educazione fisica presso il Provveditorato agli studi dell'Aquila senza ottenere nulla, malgrado si fosse molto adoperato al riguardo parlando con l'arbitro nell'intento di convincerlo...
Niente, all'americana maniera, the show must go on, lo spettacolo deve continuare...
Ma che tipo di Regolamento è questo?
Ora si invoca l'intervento del Presidente della FIGC , Tavecchio,? e si invoca di mettere riparo, per il futuro, ad una simile sconcezza...
Dice Pieri alla fine del suo intervento ''Tavecchio modifichi il Regolamento. Il mondo del calcio forse non capirà ma la coscienza e il buon senso si!''
Restano solo due semplici considerazioni finali: l'arbitro protagonista non ha avuto il tatto e la sensibilità di fermare la gara. Il Vicepresidente Pieri non se l'è sentita di ritirare la squadra.
Se lo avesse fatto sarebbe stato apprezzato e avrebbe dato una lezione a tutti. Ma poi è prevalso l'altro aspetto che riteniamo antipedagogico: la squadra avrebbe avuto partita persa a tavolino con tutto quel che segue...
E allora inutile piangere per una bimba che è stata falciata come una spiga di grano.
Qui è prevalso l'aspetto utilitaristico della questione e non quello morale o di coscienza.
Il mio Maestro Luigi Volpicelli aveva ben ragione di dire che, in casi del genere, non possiamo parlare di sport, ma di mercificazione dello sport!
Spero di aver risposto alla tua richiesta di intervento sulla quale potrebbe aprirsi un serio dibattito Grazie. Dante
Caro Gianni, penso che il caso della bimba morta a San Gregorio meriti la nostra attenzione
Franco Taccia mi dice di intervenire sotto l'aspetto dell'Educatore.
Ho cercato di rispondere e sostenere il mio pensiero.
Il resto fallo tu, come Direttore aprendo anche un dibattito e parlandone in TV. E' anacronistico che un Regolamento non preveda casi del genere... è inaudito - avrebbe detto Gianni Brera - che un arbitro non chiuda o sospenda anzitempo una partita di pallone di fronte alla morte di una persona tanto giovane e della mamma che è rimasta seriamente ferita nell'incidente. Come pure il Vicepresidente della squadra ospitante che non ritira la squadra e rischi tutto quel che ne deriva...
Prima di tutto dovrebbe essere considerato un caso di coscienza...
Ho pubblicato in sequenza quanto scritto da Taccia e dall’amico Capaldi. Pur chiamato in causa, non ho altro da aggiungere a quanto scritto da Voi con ricchezza di sentimenti e di professionalità.
Una sola frase mi sento di aggiungere: Non possiamo meravigliarci molto di ciò che è accaduto, perché il mondo del calcio riflette, in negativo e in positivo, ciò che viene dalla società tutta in cui viviamo. Ed è bene riconoscere che non è una bella società. Un abbraccio ai familiari della povera bimba.