QUELLO CHE NESSUNO DICE SULLA CRISI DELL'AQUILA (FRANCO TACCIA)
28/09/2014

L'Aquila calcio è in crisi, poco da discutere, ma è una crisi che parte da lontano e che gli addetti ai lavori (o quelli che si ritengono tali) si sono ben guardati dal mettere in conto.
Tutti presi dal decantare qualsiasi decisione tecnica, acquisto e/o vendita di calciatori compresi. Ogni nuovo elemento presentato come ''un talento'' senza neppure fare il minimo sforzo di andare a verificare carriere, eventuali infortuni, rendimento generale. Il tifoso può ''abboccare'' ma chi pretende di parlare di calcio come cronista o come ''operatore'' dovrebbe essere più attento.
Ora, come sempre accade quando le cose vanno male, si mette sulla graticola il mister, Pagliari. Il quale certamente ha delle colpe se le cose vanno male così come aveva meriti quando ha vinto un campionato che stava per essere gettato alle ortiche.
Ma stranamente non si sente una parola sulla persona alla quale da sei anni è stata affidata ogni decisione tecnica.
Anzi, ogni sua azione è osannata ingigantendo gli aspetti positivi e tacendo su tutto quello che non va.
Tutto ciò mi fa pensare ad esempio ad un ristorante nel quale si affida al ''maitre'' la gestione totale del locale, con la scelta dei vini e la qualità delle vettovaglie che il cuoco prepara, per cui finchè nessuno si lagna il maitre è un grande ma se le cose vanno male la colpa è solo del cuoco.
E qui non siamo daccordo affatto. Perchè il ''cuoco'', Pagliari, che certamente avrà dei limiti come chiunque al mondo, non può essere il capro espiatorio di ogni scelta fatta da Di Nicola.
Parlo da tifoso, se mi è consentito, perchè ultimamente sembra che chi non sia propenso a venerare la persona a cui è stata
affidata la ''scelta'' di ogni mossa del club, non abbia neppure il diritto di essere tifoso. Altrimenti mi limito a dire che parlo come chi alla maglia rossobleu vuole un bene dell'anima, da oltre mezzo secolo (avete letto bene, proprio mezzo secolo), anche di più, cosa che non può impedirmi nessuno.
I giocatori fanno quello che sanno fare e danno quello che ''hanno'' dentro, ma la squadra è stata costruita in maniera disarticolata, con tutto il peso della costruzione della manovra sulle spalle del bravissimo Corapi, pensando che la presenza di Mancini e Perpetuini (in bocca al lupo) ed il successivo inserimento di Pacilli potessero elevare il rendimento del centrocampo. Ma a calcio si gioca in 11, e malgrado le ''litanie'' sul 4.2.4 o 4.3.2.1 o alberi di natale o pesco giapponese, da che mondo è mondo serve qualcuno, magari due sarebbe meglio, che segnino con una certa frequenza, e qualcuno sulle fasce laterali che ogni tanto riesca a fare qualche bel cross teso verso il centro dell'area o volendo a puntare anche verso la rete avversaria.
Lo so, tutta teoria, chiacchiere. La realtà infatti è che L'Aquila non riesce a fare gioco in maniera naturale e non lo dico io ma i fatti, le poche reti segnate, quasi nessuna dagli attaccanti, l'assenza di vittorie che sopratutto in casa è un dato allarmante da far paura. E anche se a chi dice queste cose si cerca di tappare la bocca evocando i ''gufi'', dico che se non si cambia registro finisce male, molto male.

Franco Taccia