CALCIO, TANTO PARLARE PER NULLA (DI STEFANO LEONE)
15/09/2014

Nel calcio molto spesso contano i particolari. Ho seguito una intervista in tv, (riproposta più volte), al signor Pagliari, tecnico dell’Aquila Calcio, dopo la partita interna contro il Prato. Non mi è piaciuta. No, non mi è piaciuta affatto. Non mi sono piaciute le ''smorfie'' posturali del viso durante le sue dichiarazioni a commento delle contestazioni. Veda egregio signor Pagliari, partendo dal fatto che lei è assolutamente persona perbene, il mio riferimento è al Pagliari tecnico e non all'uomo. Nel calcio, caro Pagliari, e lei me lo insegna, bisogna avere coraggio. Troppo spesso si rilasciano dichiarazioni preconfezionate, stucchevoli, che sembrano voler dire chissà cosa e non dicono nulla. Fa parte del gioco. Un gioco che nel calcio va avanti da sempre, vero è che quando qualcuno (rarissimamente), dice qualcosa di concreto facendo riferimenti a fatti precisi, nomi e cognomi, scoppia il putiferio. E' così. E' la copertura a protezione di una ''corporazione'' che nella vita sociale ha similitudine con la ''casta''. Tornando all'intervista, lei ha detto molto senza dire nulla. Sappia, egregio signor Pagliari che la frase, ''...i tifosi pagano il biglietto e dunque....'' è una di quelle scelleratezze dialettiche che piacciono tanto al calcio. I tifosi, signor Pagliari, sono tifosi e, in quanto tali, criticano, polemizzano oppure osannano e applaudono a prescindere dal biglietto. Dunque, quelle sue espressioni mimiche facciali che accompagnavano le dichiarazioni dell'intervista dopo partita con il Prato, sono espressioni sintomatiche di un malcelato stato d'animo verso chi da sempre segue la squadra. Affermare poi, (nella stessa intervista), fra le altre cose, ''...a me non interessa il gioco ma...'', qui entriamo sul piano squisitamente tecnico e, anche in questo non la seguo. Un allenatore che dice questo, riporta il calcio indietro di cento anni. Nell'Italia calciofila del catenaccio, per troppo tempo ci siamo dovuti sentir dire che siamo dei catenacciari e, quando qualcuno ha provato a giocare guardando prima di tutto al gioco, a me non sembra non sia piaciuto alla gente. Per chiudere, egregio signor Pagliari, sappiamo tutti che presidenti, allenatori, giocatori, massaggiatori e magazzinieri passano. Gli unici che restano sempre sono i colori di una squadra e i suoi tifosi.