SEBASTIANI SBAGLIERÀ ANCHE PER IL TERZO ANNO?
13/09/2014

Da tre anni seguo, professionalmente, le vicende di Daniele Sebastiani e mi appare chiaro che, con tutti i suoi sforzi, non riesca a trovare nel calcio le soddisfazioni raggiunte in altri settori. Si è ritrovato in Serie A per meriti altrui e, in quella che poteva essere una dimensione ottimale per soddisfare tutti i suoi istinti narcisistici, si è ritrovato a inanellare una serie così enorme di risultati negativi, da dover fare ricorso a tutte le sue forze psichiche per non soccombere. Ben si conoscono, infatti, le sofferenze psicologiche di coloro che si sentono unti “dall’olio santo” e destinati solo a conquistare vittorie e successi.
In Serie B, poi, disse con molta supponenza, di aver creato una Ferrari e di averla messa a disposizione di chi, a suo modo di vedere, non sapeva guidarla ma, pur cambiando pilota, la Ferrari è rimasta fuori dal podio, anzi, ha corso seriamente il rischio di essere rottamata con una retrocessione.
Quest’anno, il terzo, ha preso un uomo di mercato molto esperto, Pavone, l’ha posto a fianco di Repetto, ma la sua natura che lo porta a non saper delegare, lo ha convinto, ancora una volta, che solo lui poteva risolvere i problemi del Delfino e ha condizionato, con scelte personali, un mercato che, valutato da chi non fa parte della sua corte, appare squilibrato.
Come molti “self made man” ha una immensa fiducia sulle sue capacità ed è convinto di primeggiare in qualsiasi attività si cimenti.
Pertanto la rosa della Pescara Calcio risente di questa sua invadenza e non ha gli equilibri necessari ed essere utilmente diretta da Marco Baroni: troppi centrocampisti, pochi attaccanti, difensori con caratteristiche che li portano ad annullarsi piuttosto che ad esaltarsi, operazioni fatte non per soddisfare esigenze tecniche ma di mercato, contatti con personaggi che sarebbero a dir poco censurabili ma fatti solo per acquisire mezzi economici che non ha più considerando gli sperperi di operazioni di mercato, negli ultimi due anni, sicuramente criticabili, e in questa sua a volte farneticante attività di patron, il Delfino deve fare i conti con tanti stipendi da pagare anche a giocatori che, molto probabilmente, non vestiranno la casacca biancazzurra se non in qualche rara occasione favorita da incidenti o da squalifiche dei titolari del ruolo.
Il risultato pratico è che abbiamo una squadra che è ancora un cantiere aperto, due soli punti su tre partite giocate, un futuro che appare, anche dal punto di vista finanziario, piuttosto nebuloso.
E gli altri soci che fanno?
Molti sono strettamente legati a filo doppio con il ragioniere che, quindi, fa a suo piacimento e stanno soltanto a guardare.
A mio parere, conoscendo le decennali esperienze vissute con il padre Valter e con gli zii, l’A.D. Danilo Iannascoli potrebbe riuscire ad aiutare il ragionier Sebastiani a meglio dirigere questa Azienda Calcistica che in due anni ha letteralmente dissipato un “patrimonio di possibilità” lasciato in eredità da De Cecco, Caldora, Edmondo.
La domanda da porsi però è: Quale spazio operativo ha il signor Iannascoli? Quanto incideranno alcune presenze straniere sulle future scelte del Delfino? Quali interessi ha il signor Mesa a Pescara e quali garanzie ha dato?
Perché Iannascoli? E’ presto detto: Se parli con Sebastiani, hai sempre l’impressione che stia facendo il politico e che ti stia riservando delle bugie; invece, l’operato di Iannascoli fino ad oggi, pur se limitato dalla “corposa presenza” di Sebastiani, ha fatto capire che è persona affidabile e che mantiene le promesse fatte ai tifosi.