''PIÙ SONO LE SOCIETÀ CONTROLLATE, PIÙ LE OPPORTUNITÀ DI TRADING E PLUSVALENZE AUMENTANO”
10/09/2014

Più sono le società controllate, più le opportunità di trading e plusvalenze aumentano: è questo il motivo per cui molti faccendieri cercano di accaparrarsi delle società, medio grandi (come il Delfino Pescara, per fare un esempio), e sono sotto accusa anche l'alta percentuale di stranieri presenti nei campionati professionistici nazionale che, ad oggi, raggiunge ormai il 40% degli iscritti. Una cifra macroscopica che, secondo Libera, è la conferma di sospetti sulla regolarità delle modalità di compravendita. L'acquistare un giocatore straniero potrebbe inoltre, sostiene Libera, essere il comodo 'ombrello' per operazioni offshore.
Ma il problema vero e serio, a mio avviso, non sono i giocatori ma i capitali stranieri. Un organismo intergovernativo, fondato nel 1989 dai Ministeri delle Finanze dei paesi membri, il quale risponde al nome di Financial Action Task Force, ha detto chiaramente che il mondo del calcio è un globale campo di gioco per la criminalità organizzata per dare una mano di bianco agli enormi capitali derivanti dal commercio illegale di sostanze stupefacenti e di armi. Grazie all’assenza di regole certe nell’entrata e al lassismo di meccanismi collegati, il calcio è un terreno fertile per le mafie di ogni genere al fine di farne la lavanderia dei soldi sporchi.
I motivi per cui il mercato mondiale del pianeta calcio è vulnerabilissimo alle attività di riciclaggio di denaro sporco sono diversi, ne ricordo i più importanti: Il mercato è facile da penetrare. Non ci sono importanti barriere d’entrata nel mondo calcistico e gli incontri tra mondo legale e mondo illecito divengono facile occasione per collusioni.
Poi la mancanza di controllo per le acquisizioni dei club, vista la loro specificità sociale li fa diventare facili da conquistare.
I costi dei club sono in verticale ascesa e, per mantenerli, i padroni dei club spesso sono costretti ad accettare cash flow che arrivano da ambienti o da fonti dubbie. Insomma, quando un investitore si presenta alla porta di un club che ha bisogno di soldi, nessun fa tante domande sulla provenienza degli stessi… Oltrtetutto le aliquote di tassazione, per giri di soldi così alti, sono molto elevate e spingono i padroni dei club a manovre di aggiramento ed elusione fiscale. Il cosiddetto “doping amministrativo”.
Normalmente si dà una parvenza di bontà all’uomo d’affari che compra un club con mezzi o provenendo da mondi non proprio puliti. Questo è uno stimolo comprovato nel mondo criminale: il patron di un club diventa uno “zucchero” per i suoi tifosi. E ci si dimentica da dove proviene, cosa ha fatto… o cosa fa.
E non dimentichiamo quanto ha denunciato don Ciotti: “Da sempre le mafie hanno controllato sul territorio le squadre di calcio. E oggi più che mai gestiscono il calcio scommesse, condizionano le partite, usano lo sport per cementare legami della politica, riciclano soldi. E' necessario rompere i silenzi - accusa don Ciotti -, avere il coraggio della denuncia seria e documentata. Possedere una squadra di calcio rappresenta in tante realtà un fiore all'occhiello, una testimonianza di prestigio e soprattutto strumento di controllo del territorio''.
I pericoli di convergenze mafiose e di riciclaggio nel calcio che conta possono essere molto evidenti anche solo dal punto di vista intuitivo.
Da queste considerazioni sorge spontanea l’invito all’A.D del Delfino, Danilo Iannascoli, nella sua qualità, di tenere gli occhi ben aperti e di far sì che nessuno arrivi a fare manovre illecite all’interno del sodalizio pescarese.