UNA PENNA PUÒ ESSERE PIÙ MICIDIALE DI UNA SPADA
24/08/2014

Mi accorgo, senza presunzione, di essere un punto di riferimento per chi ama il calcio a Pescara. La mattina mi fermo al bar per il caffè e mi chiedono del Pescara… vado in piscina a nuotare per cercare di vivere una vecchiaia fisicamente dignitosa, e mi chiedono del Pescara. Esco dalla TV per andare a casa ed è sempre la solita richiesta: che fa il Pescara? Chi comprano? Chi vendono? E’ vero che tizio vuole entrare in società? Perché un sudamericano deve essere interessato al Pescara? E via dicendo.
In cuor mio, per la verità, mi sento gratificato dalla fiducia che esprimono e dimostrano nei confronti del mio pensiero calcistico. Ma devo dire, sinceramente, che mi sento anche po’ a disagio perché conosco delle verità che i tifosi non accetterebbero mai.
Solo questi “signori” credono ancora che il calcio sia espressione di gioia di vivere e di passione sportiva. Ho detto signori perché i tifosi veri sono tali.
Invece mi scontro, quotidianamente, con le bassezze di dirigenti che hanno il pelo sullo stomaco e che il calcio per essi rappresenta tutt’altra cosa: sono arrampicatori sociali o, per meglio dire, arrivisti.
Il calcio per essi rappresenta il modo più facile per entrare in ristretti circoli sociali, per vendere i loro prodotti e i loro servizi, e anche se stessi. Per essi il calcio non è la partita da giocare e da vincere per festeggiare la vittoria con gli amici ma il mezzo per far circolare denaro, più o meno, pulito.
Il calcio è scommettere, il calcio è una lavatrice, il calcio è un mezzo per acquisire meriti economici e possibilità di entrature altrimenti impossibili. Insomma, solo per i signori tifosi il calcio è vita e gioia di vivere, per questi dirigenti il calcio e solo business, inteso nella maniera più losca possibile.
Certo non tutti sono uguali, anzi, a dire il vero, ci sono ancora dei veri dirigenti da definire signori, ma sono così pochi che è difficile trovarli.
Questo essere considerato un punto di riferimento mi gratifica ma mi rende anche la vita difficile perché mi fa stare sempre in lotta contro il potere di certi dirigenti.
Uno di questi, toccato dalle mie riflessioni calcistiche, ha detto, rispondendo a qualcuno che gli chiedeva se gli davo fastidio, “Ma che mi può fare. Lui è piccolo e poco abbiente, io sono potente e ricco, sono una montagna al suo confronto…”
Con un misto di cattiveria e anche, forse, di cinismo, l’autore della domanda mi ha riferito la risposta.
Che dovevo dirgli?
Gli ho solo ricordato una storia cinese che parlava di una montagna altezzosa e fiera della sua potenza, del suo essere fermo dinanzi a tutti i venti, impassibile sotto ogni tempesta, eppure c’era qualcosa che gli dava fastidio e che avrebbe potuto, anche se a distanza di tempo, creargli dei problemi: un piccolo scalpellino (chi sgrossa e lavora la pietra con lo scalpello) che quotidianamente con il suo martello (quasi a simboleggiare la mia penna) spaccava le pietre alla base della montagna e, giorno dopo giorno, gli toglieva da sotto i piedi le certezze e affievoliva la sua potenza. Erano piccoli colpi, ma decisi, continui…
Come dire, anche una penna può essere più micidiale di una spada.