RECIPROCITÀ... E INVASIONE IN ATTO.
24/07/2014

Nell'incontro tra due esseri, sia animali sia umani, la reciprocità inizialmente non esiste; ogni essere tiene conto solo delle sue esigenze e delle sue necessità, ma il frequentarsi, la coesistenza nello stesso spazio sociale, porta inevitabilmente ad interagire l’uno con l’altro costruendo una relazione.
Qui nasce la reciprocità, ma dipende da noi l'indirizzo che assumerà nel tempo.
La vita ci dimostra che in realtà può esistere un ''sano'' egoismo che porta a una reciprocità equilibrata. Gli esempi sono molti, sia in natura sia nella nostra società: quando si collabora per un risultato difficile, quando si forma una comunità in cui ognuno porta le sue capacità avendone in cambio qualcosa che da solo non avrebbe mai ottenuto. Da un incontro potrà nascere un rapporto se verranno costruiti significati “compatibili” generati nella “reciprocità possibile” dei sistemi significanti.
Da mesi arrivano stranieri in Italia, tra un paio di mesi saranno oltre centomila. Occorrerà aprire una nuova pagina nel rapporto con gli stranieri che in qualsiasi modo giungono in Italia. E questa pagina riguarda lo scambio reciproco del costo dei diritti civili, politici e sociali tra le nazioni coinvolte. Si deve aprire il capitolo della reciprocità tra Stati, tra popoli e culture.
La reciprocità è un modo di relazionarsi che coinvolge le singole persone, le loro relazioni sociali e economiche, i loro valori; inoltre investe i popoli e le loro rispettive culture, usi e costumi.
La reciprocità concilia le iniziative, il protagonismo, la solidarietà tra persone, famiglie, gruppi e popoli. Si fonda sul principio di tutela di ''non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te'', e sul suo complementare positivo di ''fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te''.
La sua validità si estende a tutti coloro che accettano il patto di reciprocità, ovunque si trovino. Vale per gli stranieri in Italia, e vale per gli italiani nelle nazioni di questi stranieri.
Reciprocità, quindi, significa che tu fai a me ciò che io faccio a te.
Se in paesi islamici cerchi di esprimere la tua fede cattolica, ti uccidono. Noi, invece, li aiutiamo a costruire le moschee. Una donna islamica si è convertita al cristianesimo l’hanno condannata a morte e solo in extremis l’Italia è riuscita a salvarla. Molti nostri connazionali in quei paesi sono oggetti di terribili attacchi fisici. Noi, invece, li aiutiamo in tutti i modi…
Mi si dirà che noi siamo cristiani e Cristo ci ha insegnato a rispondere con il bene al male, giusto. Però siamo di fronte ad una situazione di carattere sociale e politico; siamo invasi da persone che non hanno alcuna intenzione di darci reciprocità di azione e di pensiero, anzi, ci sfruttano fidando sul nostro buonismo politicizzato da alcuni fanfaroni che, sulla base di questo buonismo, vorrebbero costruire la loro fortuna politica: Boldrini, Alfano e via dicendo.
Persone che parlano della necessità da parte di noi cittadini di aiutare questi invasori, mentre essi non spendono un euro personale per fare opera di “accoglimento”.
La Spagna è più vicina di noi all’Africa ma ha chiuso e difeso i suoi confini. Noi siamo diventati, invece,terra di conquista: arrivano, li aiutiamo, sputano e gettano via i nostri cibi (che farebbero comodo a tante famiglie disagiate), pretendono beni e servizi e sono molto ben documentati sui loro “diritti” sanciti dai nostri governanti.
Aiutino coloro che capiscono e attuano il diritto di reciprocità, lascino a casa loro quelli che non sanno nemmeno cosa sia questo aspetto relazionale.
Dicono che sono poveracci che fuggono dalla guerra… ma controllate bene le loro zone di partenza e vi renderete conto che state facendo un macroscopico errore di cui l’Italia pagherà pesantemente i conti tra non molto. Sveglia, ci stanno invadendo.