IL COMUNICATO DEI RANGERS APRE ALLA SPERANZA
09/07/2014

La sapienza esalta i suoi figli e si prende cura di quanti la cercano.
Quelli che ne posseggono un po’ hanno il dovere di metterla a disposizione di chi non ne ha e di chi la cerca.
Chi scrive non si definisce sapiente, ma solo uno che cerca la sapienza calcistica in anni e anni di frequentazione del mondo del calcio in generale, e di quello pescarese in particolare.
Quando nei mesi passati, quelli che fanno il mio lavoro, si esibivano in posizioni sempre più avventurose da zerbini e da reggitori di microfoni, e si proponevano con primi piani da bocca marrone, accusavo la società di aver fatto un danno più grande, rispetto a quelli già abnormi relativi al campionato di A e poi di B, e cioè l’aver diviso la tifoseria pescarese e aver annullato, almeno all’apparenza, il cuore dei Rangers.
Un cuore che avevo visto crescere sotto le pazienti cure di Angelo Manzo, che avevo visto organizzarsi sotto le attente cure di veri personaggi carismatici, alcuni dei quali non ci sono più, e mi rammaricavo di non riconoscerli più.
Altri tifosi hanno scelto la via della separazione, anche fisica, anche logistica, acquartierandosi in altri settori dello stadio.
Ora il comunicato dei Rangers, da alcuni definito tardivo, da altri accettato ma con riserva, e da altri ancora atteso per verifiche, apre uno spiraglio che spero nuovo e portatore di speranza.
Mi chiedere: Quale speranza?
Quella di vedere la tifoseria unita in un solo blocco, anche se all’interno ci sono, com’è giusto che sia, delle voci che chiedono confronti e spiegazioni.
Vivo la speranza di ritrovare i tifosi biancazzurri “Guardiani” della verità del calcio pescarese. Gli uomini passano e il Pescara resta. La fede è unica e non ha possibilità di colori annacquati.
Mi auguro fortemente che i tifosi riescano a essere più forti e incisivi di certi che fanno il mio lavoro e che siano pronti a far riflettere i dirigenti che dovranno sempre tener conto della loro presenza morale, culturale e fisica.
Questi tifosi, che non saranno mai dei clienti da sfruttare, sono quelli che in tempi non tanto remoti, contribuirono a salvare la Pescara calcio dall’attacco di mestieranti che volevano “raschiare il fondo della botte”.
Questi tifosi devono ritrovare la loro compattezza pur nella diversità delle idee e dovranno ritornare a essere la forza pulsante di una realtà calcistica che vive dai lontani anni Venti e che ha espresso dei capi tifosi come Becco Giallo, il Barone, Melatti, Manzo, Mazza, ed altri ancor che vivono nel cuore dei biancazzurri, sempre uniti, nonostante alcune crisi ricorrenti che hanno portato in questi quasi cento anni il Pescara a cambiare spesso denominazione e ragione sociale.
Questa nuova alba della tifoseria sia vista con rispetto e speranza.
E sappiano, soprattutto i giovani tifosi, che addossare le colpe ad altri non è sempre cosa intelligente. Si rispettino i ruoli. Si sappia distinguere il grano dal loglio. In ogni categoria ci sono i bravi e i meno bravi e, quindi, non si faccia di tutte le erbe un fascio. Assurdo dire, com’è stato detto, la colpa è della stampa… non è vero, alcune colpe sono di alcuni lecchini ben individuati e ben conosciuti. Assurdo dire la colpa è dei dirigenti… non è vero. C’è un Daniele Sebastiani, ottimo operatore di leasing, ma che ha ancora molto da imparare del mondo del calcio e che ha il grave torto di voler fare tutto da solo, bypassando altre realtà come sta facendo in queste ore e come ha fatto nel i due anni passati. L’ultima perla, il fatto di mettere i puntini sulle “i” di alcune dichiarazioni dell’allenatore e del tecnico Pavone… Ma c’è anche un Danilo Iannascoli che viene da una famiglia di grandi sportivi che hanno operato a Pescara fin dagli anni Cinquanta, e che sta cercando, anche se tra mille difficoltà, di colmare il fossato che si è creato tra Sebastiani e la tifoseria suggerendo e operando su basi altamente costruttive.
Che la “sapienza” illumini i tifosi, Sebastiani e Iannascoli e che questa stagione sia l’inizio di una ripresa vera e non fatta di slogan, di leccate e di genuflessioni.