UN AH!...M'ARCORD DI BRUNO PACE, UN BOHEMIENNE DEL PALLONE.
07/07/2014


Servizio di Germano Gravina

Questo mio ah!...m'arcord, è dedicato a un personaggio pescarese che si è fatto onore e conoscere nel mondo del calcio: Bruno Pace. Questo ah!...m'arcord non è un ''coccodrillo'' perché Bruno Pace, vivo e vegeto, lo si può incontrare sul lungomare durante le sue passeggiate mattutine o in qualche sala biliardo. E' imprevedibile nel gioco del biliardo come lo è stato nel gioco del calcio.
La maggior parte dei tifosi pescaresi lo hanno conosciuto, diventato famoso, per la sua attività di calciatore e allenatore di serie A. Negli anni '60 era difficile che un giocatore pescarese doc facesse carriera in qualche squadra di serie A.
Io voglio raccontare la sua parte non famosa, ma da giocatore in erba, quando lo si poteva incontrare sui campetti di periferia per interminabili partite con dei palloni che sembravano dei ''citroni''. Ci si sfidava, allora, tra Parrocchie o zone della città.
Ricordo che lo incontrai la prima volta, nel 1956, in occasione di una partita che giocammo, in ''casa'', nei pressi dello scavo della fornace Forlani in via Caravaggio, dove attualmente passa la ferrovia, contro la squadra di Porta Nuova dei fratelli Pace. Bruno aveva 13 anni essendo nato nel 1943 e già allora faceva risaltare le sue qualità naturali di ''scartatore''. Insieme a lui giocava anche suo fratello minore, Giorgio, che gli era degno e a volte superiore nel gioco.
Riuscii a fermarlo perché, essendo più anziano di circa tre anni, feci risaltare il mio fisico più prestante.
L'anno dopo ci rincontrammo, al campo Rampigna, per una partita ufficiale della lega giovanile.
Alcuni miei compagni più anziani che giocavano nella Mezzanotte mi portarono a fare un provino e, il presidente sor Remo Lanzara, rimasto soddisfatto, mi acquistò per zero lire e una coppa di caramelle.
Negli anni '50 l'attività calcistica giovanile si poteva iniziare al compimento dei 14 anni.
Giocavo da libero per la mia statura, mentre Bruno aveva trovato una squadra di Porta Nuova e precisamente quella dei preti di Don Orione di Via Aterno. Per la sua bravura giocava da attaccante. La partita terminò 1-1 con un mio gol e per la Don Orione......da Bruno Pace.
Quel giorno fece solo un gol perché con qualche calcio di troppo, lasciandogli il segno, o trattenute, per poco non gli sfilai i pantaloncini, riuscii a limitare il suo ''score''.
Aveva un dribbling ubriacante con le sue finte per cui riusciva a superare tre o quattro avversari come birilli, ed io per fermarlo non guardavo il pallone ma il movimento del suo corpo e con le buone o le cattive maniere, a volte, ci riuscivo placcandolo con le braccia in modo rugbistico.
Lui, spazientito mi disse: ''Gravì, così non si fa'' ed io per tutta risposta replicai:'' Brù, mi devo arrangiare per non farti fare altri gol''.
Fu l'ultima volta che lo incontrai da avversario.
Era già un fenomeno a livello giovanile e perciò, a solo 18 anni, fu inserito dal Pescara nel proprio organico dove ritrovò ragazzi molto promettenti come Prosperi e Romoli che avevo incontrato da avversario quando giocavano con l'Ursus.
Ricordo una partita del Pescara riserve, Bruno era il centrattacco, che ha giocato contro il Vasto allo stadio Adriatico. Era una brutta giornata e la partita si è giocata sotto una fitta nevicata con visuale ridotta dalla tribuna. A un certo punto ho intravisto Bruno Pace ricevere un pallone al limite dell'area avversaria e con uno stop a seguire dribblando tre o quattro avversari come birilli fece sedere il portiere entrando in porta con il pallone. Quel gesto è stato uno stralcio di alta classe che ha rischiarato la brutta giornata invernale e che mi è rimasto in mente in modo indelebile come il gol di Maradona all'Inghilterra ai mondiali del 1986.
Dopo ci siamo persi di vista perché andò a giocare a Bologna, Prato, Padova e ritornò a Bologna dove si affermò giocando 112 partite.
Dentro e fuori lo spogliatoio era noto per i suoi scherzi e per il suo carattere estroverso. Per questo modo di fare mi ricorda tanto Meroni, sfortunato giocatore bohemienne del Torino.
Racconto un aneddoto di quando giocava col Bologna allenata da Oronzo Pugliese: un sabato sera con tutta la squadra era al cinema in attesa di una importante partita del giorno dopo. Era seduto dietro all'allenatore e aveva cercato di fumarsi una sigaretta. Oronzo Pugliese, sentito l'odore e visto il fumo, si voltò all'improvviso per colpirlo con una manata ma, Bruno, con una mossa repentina, si abbassò dietro lo schienale della poltrona e lo schiaffo colpì un suo compagno di squadra fra le risate degli altri giocatori.
Dopo gli anni '70 ci siamo incontrati a Torino, da giocatore del Palermo (vedere foto dei tifosi) e Verona dell'allenatore Giancarlo Cadè e nel 1982 da allenatore del Catanzaro.
Quando ci siamo incontrati e salutati a Torino prima dell'incontro del Palermo, si tirò su il pantalone dicendomi:'' Guarda, c'è rimasto ancora il segno''. Era il segno del calcio che gli sferrai durante la partita Mezzanotte - Don Orione. Gli risposi: ''Eri già troppo forte''. Mi invitò alla partita che terminò a favore del Torino per 5-2, ma si consolò con due bicchierini di Genzianella che gli avevo portato da Cuneo.