MI DEVO ARRENDERE ALL’EVIDENZA: QUESTE LE PAROLE DI SEBASTIANI
19/05/2014

Mi devo arrendere all’evidenza: queste le parole di Sebastiani dopo la sconfitta di Padova. Peccato che la sua resa sia arrivata quasi a fine campionato, quando tutto il danno era stato compiuto. Che si sia arreso all’evidenza, non lo esenta dalle colpe di cui si è macchiato nel corso dei tanti mesi in cui, se avesse ascoltato con un minimo di attenzione, le critiche che gli erano rivolte, non per inimicizia, ma per dargli modo di svegliarsi dalle ninne nanne celebrative dei suoi lacchè, avrebbe potuto porre rimedio ad una situazione cancerosa creata dal fatto che, pur spendendo molto, non aveva costruito una squadra.
E lo ripetiamo perché le verità devono essere capite: una squadra senza equilibrio tra i reparti non è una squadra, quindi non può garantire risultati duraturi, ma solo fiammate, exploit illuminanti, ma non riscaldanti. Ed è quello che puntualmente è avvenuto: alcune vittorie esaltanti e molte discutibili prestazioni che hanno bruciato due allenatori, e la possibilità di sfruttare le condizioni di un torneo di scarso livello.
Sebastiani si è arreso all’evidenza di un campionato deludente. Spero fortemente che abbia capito che il bearsi di fronte ai canti osannanti dei servi sciocchi non dà risultati: può soddisfare il proprio narcisismo, ma non aiuta a conquistare risultati. Dietro le importanti conquiste ci sono uomini che hanno validi collaboratori e non dei “zerbini” o dei “lecchini” pronti a leccare qualsiasi popò che dia loro la speranza di facilitazioni nel lavoro.
Il Delfino ha perso un’occasione d’oro. I tifosi hanno visto sgretolare la loro forza che li aveva resi mitici solo pochi anni or sono. Peccato. Gli uomini passano e il Pescara resta e mi auguro che il prossimo anno sia costruito su altre basi e con altri intendimenti.
Si parla di nuovo soci importanti che prenderebbero la maggioranza societaria. Se ciò non dovesse avvenire, se Sebastiani dovrà continuare, faccia tesoro di questa esperienza, si affidi di più alla sagacia sportiva di Iannascoli e alla sua capacità di dialogare con la tifoseria, tagli i rami secchi e si riproponga più umilmente dinanzi alla realtà di una società sportiva che è molto diversa dalle finanziarie di cui è indiscusso maestro.