PERCHÉ CRITICO SEBASTIANI
26/06/2019

Una locuzione latina di origine medievale recita: Excusatio non petita, accusatio manifesta. La sua traduzione letterale è ''Scusa non richiesta, accusa manifesta'', forma proverbiale in italiano insieme all'equivalente ''Chi si scusa si accusa''.
Ma, siccome con molta educazione, una tifosa del Pescara mi ha detto di spiegarle il per ché delle mie critiche a Sebastiani, che secondo lei ha fatto bene tenendo il Pescara in Serie B e, pur non essendo un ricco magnate, è riuscito ad iscrivere il Pescara al prossimo campionato, contrariamente ad altre società importanti quali, ultimamente, il Foggia e il Palermo, ho deciso di risponderle per chiarezza e non per ''accusatio manifesta...''
Contrariamente a quanto qualche beota ha detto che il mio, chiamiamolo antagonismo, nei confronti di Seba, ha motivazioni personali, chiarisco e preciso che nulla mai nella vita professionale ci ha messi l'un contro l'altro interessati, se non la necessità da parte del giornalista di fare il suo dovere anche a costo di mettersi contro un potente.
Detto questo, chiarisco che ho seguito passo passo la scalata al potere calcistico di Sebastiani e devo dire che ammiro la sua capacità creativa nel mondo finanziario e il suo saper andare avanti senza guardare in faccia a nessuno, se non ai suoi privati interessi.
Nello stesso tempo, però, mi fa ''senso'' la sua incapacità, da uomo pubblico, di gestire la sua figura con i tifosi; la sua incapacità a rispettare i ruoli; il suo malcelato disprezzo verso i clienti che pure gli danno il supporto necessario per fare il presidente; il suo arrogante atteggiamento verso chi non si piega dinanzi ai suoi, chiamiamoli desideri di controllo, che lo portano a crearsi solo una piccola corte di sudditi importanti, giacché operano nelle testate di riferimento e nelle quali, lui, per un verso e per l'altro, ha messo lo zampino, per non dire lo zampone, vedi Il Centro e Rete8.
Da tifoso del Pescara dal 1948, e da giornalista professionista dal 1964, mai ho visto un presidente così lontano dalla vera fede calcistica imbevuto com'è di fede affaristica ed economica.
Mai un suo diretto intervento per far crescere il patrimonio calcistico del Pescara, ma solo vendite remunerative, e acquisizioni sotto forma di prestiti di vario genere, e sudditanza nei confronti di altri potenti che gli fanno digerire atleti buoni per ''il carrello dei bolliti'' e gli strappano gioiellini dal futuro importante. Per aumentare le sue entrate ha fatto diventare la Pescara calcio una ''scuola'' per favorire le crescite di giocatori di altri sodalizi.
Il tifoso romantico dice che il calcio è di chi lo ama e i tifosi si illudono di essere attori protagonisti del pianeta calcio, ma nemmeno per idea.
Il calcio è di pochi soggetti che lo tengono saldamente tra gli artigli e lo spennano, lo mungono, lo asservono ai loro interessi economici e politici.
Lo dimostra il fatto che, escluse sporadiche eccezioni, la classifica sportiva delle squadre, ricalca pari pari quella del fatturato da esse generate e quindi inutile stare lì a farsi le ''pippe'' mentali.
Presidenti come Sebastiani hanno tradito il concetto che il calcio è di tutti.
Invece il calcio è dei presidenti alla Sebastiani che vivono di merchandising, marketing, diritti televisivi, sponsor e sempre di più il calcio è collegato al denaro, e sempre di più in forme subordinate al denaro.
Prima si parlava di uno sport, oggi di uno spettacolo, di una manifestazione.
Il calcio dovrebbe essere passione, competizione, agonismo. Ma si sta allontanando dalle sue origini: oggi punta solo sul denaro e sarebbe giusto se i grossi incassi fossero reinvestiti, in buona parte, nel creare una società forte, ma quando vedi vendere i migliori per cassa e fare le squadra con i prestiti, ti chiedi dove vanno a finire i soldi incassati.
Si parla di bilanci corretti e legalmente validi, e si fa confusione sull'abuso delle plusvalenze fittizie, confondendole con quelle reali.
Il fatto è che dal 1970 i presidenti sono diventati proprietari di società per azioni e non sono più presidenti di associazioni e l'aspetto sportivo è ininfluente rispetto a quello degli affari.
Oggi abbiamo presidenti come Sebastiani che guardano solo alla gestione di fiumi di denaro che finiscono in un delta che si fraziona in tanti rivoli che non si sa dove veramente finiscono.
Quindi la mia critica, giornalisticamente parlando, va non solo a Sebastiani, ma a tutti i presidenti che hanno la stessa filosofia di vita: sfruttare la passione dei tifosi ed arricchirsi alle loro spalle dando poco al calcio propositivo e mungendo al meglio la società che terranno saldamente fino a che produrrà beni concreti. Nessuno mollerà la gallina dalle uova d'oro. (Gianni Lussoso)